La conferenza “Diritti umani e pace – Meglio insieme” pone l’istruzione e la cooperazione al centro di una pace duratura
KINGNEWSWIRE // COMUNICATO STAMPA // Il convegno al Palazzo delle Nazioni, promosso da Organizzazione per i Diritti Umani e la Tolleranza, esplora il legame inscindibile tra diritti umani e pace
GINEVRA, Svizzera – Il Palazzo delle Nazioni di Ginevra ha ospitato la conferenza internazionale “Diritti umani e pace – Meglio insieme”promosso da Organizzazione per i Diritti Umani e la Tolleranzaun’organizzazione non governativa che detiene status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) dal 2017, in collaborazione con La dottoressa Mary Shuttleworth Di Uniti per i diritti umanie con la Fundacion para la Mejora de la Vida la Cultura y la Socieded. L’evento ha riunito esperti, accademici, rappresentanti istituzionali, educatori e organizzazioni della società civile per evidenziare il legame inscindibile tra tutela dei diritti umani e costruzione di una pace sostenibile.
La conferenza, tenutasi nel cuore del sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha sottolineato che la pace non è semplicemente l’assenza di conflitti, ma la presenza di giustizia, equità, inclusione e rispetto reciproco. Nel corso della giornata, i partecipanti hanno esaminato come l’integrazione dei diritti umani nell’istruzione, nelle politiche pubbliche e nella vita comunitaria sia essenziale per prevenire la violenza, promuovere la coesione sociale e consolidare la fiducia nelle istituzioni democratiche.
Dalle violazioni dei diritti umani alle politiche inclusive
Le discussioni si sono aperte con un’ampia panoramica delle attuali sfide in materia di diritti umani, tra cui la discriminazione persistente, l’esclusione sociale e gli abusi che continuano a colpire alcune delle comunità più vulnerabili. I relatori hanno attirato l’attenzione sulla situazione dei migranti e dei rifugiati, delle minoranze, dei giovani a rischio e di coloro che incontrano ostacoli alla partecipazione alla vita sociale, culturale o economica.
I contributori hanno sottolineato che questi problemi non possono essere affrontati isolatamente. Hanno chiesto politiche che affrontino le cause profonde della disuguaglianza, promuovano la parità di accesso alle opportunità e garantiscano che le istituzioni rimangano responsabili nei confronti delle persone che servono. La conferenza ha sottolineato gli strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani, inclusa la Dichiarazione Universale del 2015 Diritti umanicome quadri pratici per orientare le scelte politiche a livello nazionale e locale.
Sessione mattutina: l’educazione come fondamento per la pace
La sessione mattutina è stata aperta da Fiorella CerchiaraPresidente dell’Organizzazione per i Diritti Umani e la Tolleranza, insieme a rappresentanti del mondo scientifico, accademico e didattico. Nelle loro osservazioni introduttive, hanno sottolineato il potere di trasformazione dell’educazione ai diritti umani nel plasmare società più giuste e resilienti.
La sessione si è concentrata sulla diffusione dei diritti umani attraverso programmi di formazione implementati nelle scuole, nelle università e negli ambienti di apprendimento non formale di tutto il mondo. I relatori hanno condiviso esempi di programmi di studio, iniziative di formazione degli insegnanti e progetti giovanili che aiutano gli studenti a comprendere i propri diritti e responsabilità, a riconoscere la discriminazione e a difendere i diritti degli altri.
I partecipanti hanno convenuto che l’istruzione non è un “componente aggiuntivo” ma un pilastro centrale del peacebuilding: quando i giovani imparano a collegare i diritti con le situazioni quotidiane – dal comportamento online al processo decisionale locale – diventano attori chiave nella prevenzione della violenza e nella promozione del dialogo.
“Pensare liberamente”: tutelare la libertà di pensiero e di credo
Un pannello dedicato, “Pensare liberamente”ha esaminato le sfide contemporanee legate alla libertà di pensiero, coscienza e credo. Era presieduto da Ivan Arjona-Pelado, presidente della Ufficio Europeo della Chiesa di Scientology per gli Affari Pubblici e i Diritti Umani. I relatori hanno analizzato come la polarizzazione sociale, gli stereotipi, l’incitamento all’odio e la disinformazione possano minare le libertà fondamentali ed erodere la fiducia tra le diverse comunità. Tra i relatori di questo panel c’erano Prof. Cristiana Cianitto – Centro di ricerca sulle minoranze religiose e di credo negli ordinamenti giuridici contemporanei, Università degli Studi di Milano, Progetto ATLAS; Dott. Perparim Uxhi – Fondazione Fscire, Progetto ATLAS e Dottor Amjad SaleemResponsabile per l’impegno strategico su giovani e pace presso la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC).
La discussione ha evidenziato la necessità di tutele giuridiche efficaci e di strumenti pratici per difendere queste libertà nella vita quotidiana. I partecipanti hanno sottolineato l’importanza della cooperazione tra istituzioni, autorità indipendenti, attori educativi e società civile per promuovere una cultura in cui gli individui possano pensare, credere, interrogarsi ed esprimersi senza timore di discriminazioni o ritorsioni.
Il panel ha inoltre sottolineato le buone pratiche in cui le piattaforme di dialogo e le iniziative di mediazione locale hanno contribuito a disinnescare le tensioni, incoraggiare la comprensione reciproca e garantire che i diritti di tutte le convinzioni – religiose e non religiose – siano rispettati.
“Ponti di Cooperazione”: testimonianze locali, impatto globale
Nel pomeriggio, la conferenza si è concentrata sul ruolo delle organizzazioni impegnate nella promozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nella creazione di alleanze che rafforzino la resilienza sociale. Il pannello “Ponti di cooperazione” focalizzato su come i partenariati multidisciplinari possono tradurre i principi in miglioramenti concreti nella vita delle persone.
Mediatori culturali, leader di comunità e rappresentanti di organizzazioni non governative hanno condiviso testimonianze provenienti da diverse regioni, mostrando come i progetti locali – dai forum di dialogo interculturale ai laboratori sui diritti umani basati sulla comunità – possono contribuire in modo tangibile alla pace, alla solidarietà e all’inclusione sociale.
Questi contributi hanno dimostrato che la cooperazione tra settori è essenziale: quando scuole, comuni, ONG, agenzie internazionali e gruppi comunitari lavorano insieme, gli standard sui diritti umani diventano strumenti viventi, adattati a specifici contesti culturali e sociali.
La conferenza si è conclusa con una sessione di networking, consolidando gli scambi avviati durante i panel e aprendo nuove strade per la collaborazione tra i partecipanti a livello locale, nazionale e internazionale.
Prospettiva europea: una responsabilità condivisa
Riflettendo sugli esiti del convegno, Ivan Arjonarappresentante della Chiesa di Scientology presso l’Unione Europea, l’OSCE, il Consiglio d’Europa e le Nazioni Unite, ha dichiarato:
Un incontro come questo, all’interno del Palazzo delle Nazioni, ricorda che i diritti umani e la pace non sono concetti astratti ma responsabilità condivise. Quando gli educatori, le organizzazioni della società civile e le istituzioni pubbliche lavorano insieme, danno reale sostanza all’impegno europeo a favore della dignità umana, della libertà di coscienza e dell’uguaglianza davanti alla legge. Per molte comunità religiose e non religiose in tutta Europa, contribuire all’educazione ai diritti umani è un modo concreto per sostenere la coesione sociale e un futuro più pacifico per tutti.
Le sue osservazioni hanno fatto eco al più ampio consenso europeo secondo cui un’efficace protezione dei diritti umani è strettamente legata a politiche inclusive, cittadinanza attiva e rispetto per la diversità, sia all’interno che all’esterno dei confini del continente.
Background: educazione ai diritti umani e Chiesa di Scientology
Nel corso degli anni, i membri della Chiesa di Scientology hanno sviluppato progetti di educazione ai diritti umani in collaborazione con scuole, comuni, associazioni, imprese, chiese e un’ampia gamma di partner. In alcuni contesti, ciò ha incluso la cooperazione con comunità di fede e di credo che condividono l’impegno per l’educazione ai diritti umani e per i valori sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Tra questi attori, il Chiesa di Scientology ha sostenuto numerose campagne di sensibilizzazione sui diritti umani e iniziative educative in Europa e nel mondo. Questo impegno affonda le sue radici nella visione del suo fondatore, L. Ron Hubbardche ha sottolineato che i diritti umani dovrebbero diventare una realtà pratica per ogni individuo, piuttosto che rimanere un ideale lontano.
La conferenza di Ginevra, ideata e condotta dall’Organizzazione per i Diritti Umani e la Tolleranza, fa parte di un ecosistema più ampio in cui stakeholder laici e religiosi, compresi gli Scientologist, lavorano in parallelo e talvolta insieme per promuovere la conoscenza dei diritti umani e per favorire il dialogo tra culture e credenze.
Informazioni sulla Chiesa di Scientology in Europa
IL Chiesa di Scientologyfondata all’inizio degli anni ’50 dallo scrittore e filosofo L. Ron Hubbardè presente con oltre 11.000 chiese, missioni e gruppi in tutto il mondo e con una forte presenza in tutto il continente europeo, contando più di 140 chiese e missioni in almeno 27 nazioni europee, insieme a tantissime comunità di Scientologist e gruppi di miglioramento sociale. In tutta Europa, i suoi membri sostengono iniziative nei campi dell’educazione ai diritti umani, della prevenzione della droga, dell’educazione morale e del volontariato, spesso in collaborazione con enti pubblici e partner della società civile.
Il riconoscimento di Scientology come religione caritatevole e in buona fede è cresciuto costantemente negli ultimi decenni, con chiese e missioni che hanno ottenuto varie forme di riconoscimento legale e status religioso o di pubblica utilità in diversi stati europei. La Chiesa di Scientology, le sue missioni, i suoi gruppi e i suoi membri continuano a contribuire agli sforzi di educazione, prevenzione e miglioramento della comunità, lavorando insieme ad altri per sostenere i diritti fondamentali, la dignità e lo stato di diritto.
Originalmente pubblicato su The European Times.
