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Batu KhanIl giorno in cui la tempesta mongola inghiottì la perla dell'Europa orientale

Il giorno in cui la tempesta mongola inghiottì la perla dell’Europa orientale

INFORMATIVA: Alcuni degli articoli che pubblichiamo provengono da fonti non in lingua italiana e vengono tradotti automaticamente per facilitarne la lettura. Se vedete che non corrispondono o non sono scritti bene, potete sempre fare riferimento all'articolo originale, il cui link è solitamente in fondo all'articolo. Grazie per la vostra comprensione.

Il 6 dicembre 1240 Kiev, una delle città più ricche, grandi e influenti dell’Europa medievale, cadde sotto i colpi degli eserciti mongoli guidati da Batu Khan. Dopo un feroce assedio durato otto giorni, la città non fu solo presa, ma quasi completamente distrutta. Dei circa 50.000 abitanti, secondo i cronisti, sopravvissero solo circa 2.000.

Fino a quel fatidico giorno di dicembre, Kiev era la capitale della Rus’ di Kiev, un vasto principato che si estendeva dal Baltico al Mar Nero. La città era un centro di ortodossia, commercio e artigianato, con chiese dalla cupola dorata e quartieri fortificati.

Ma nonostante la sua gloria, Kiev si dimostrò impreparata allo scontro con una nuova potenza: l’Impero mongolo, che aveva già conquistato gran parte dell’Asia.

L’assedio: otto giorni di fuoco, fame e disperazione

Alla fine di novembre, l’esercito di Batu Khan, nipote di Gengis Khan, raggiunse le mura della città. I mongoli portarono con sé macchine da guerra, torri d’assedio e attrezzature sconosciute alle truppe locali. La difesa di Kiev era guidata dal principe Dimitri, ma le forze erano poche e le mura vecchie e vulnerabili.

Il 6 dicembre, dopo giorni di continui attacchi, il muro della Porta Lyad è crollato. I mongoli si riversarono come un torrente. Nelle strade iniziò una caotica battaglia, che presto si trasformò in un massacro.

Il cronista Giovanni da Plano Carpini, uno dei pochi testimoni oculari occidentali, descrisse Kiev come “completamente devastata”. Le chiese furono saccheggiate e bruciate. Le case crollarono sotto il peso del fuoco. Gli uomini furono massacrati, le donne furono catturate e i bambini furono dispersi o uccisi. Gli ostaggi venivano presi per essere usati come lavoratori o venduti come schiavi.

Delle decine di migliaia di abitanti, secondo la leggenda, sopravvissero solo circa 2.000 persone, pochi testimoni di una delle più grandi tragedie della storia della regione.

Il dopo: l’inizio di una nuova era

La caduta di Kiev ha segnato una svolta. Alla fine la Rus’ di Kiev si divise in principati separati e sulle terre slave orientali iniziò il periodo noto come “giogo tataro-mongolo”, che durò più di due secoli.

Le rotte commerciali cambiarono, la popolazione diminuì drasticamente e il centro politico si spostò gradualmente a nord-est, a Mosca e Vladimir. Kiev, un tempo brillante capitale, si trasformò in rovine, dalle quali avrebbe cominciato a rinascere solo secoli dopo.

Foto illustrativa di MBVisign: https://www.pexels.com/photo/genghis-khan-statue-in-close-up-photography-6466768/

Originalmente pubblicato su The European Times.

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