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Da Henry Rodgers - Henry Rodgers insegna lingua inglese all'Università “La Sapienza” di Roma e ha pubblicato numerosi articoli sul tema della discriminazione.

INFORMATIVA: Alcuni degli articoli che pubblichiamo provengono da fonti non in lingua italiana e vengono tradotti automaticamente per facilitarne la lettura. Se vedete che non corrispondono o non sono scritti bene, potete sempre fare riferimento all'articolo originale, il cui link è solitamente in fondo all'articolo. Grazie per la vostra comprensione.

Per la terza volta, l’eurodeputata irlandese Cynthia Ní Mhurchú sollecita la Commissione a fornire risposte sul suo comportamento e sulla chiusura del caso Lettori, che si trascina da tempo.

In qualità di avvocato praticante prima della sua elezione al Parlamento europeo nel 2024, Cynthia Ní Mhurchú avrebbe avuto familiarità con le procedure giudiziarie quando i testimoni sottoposti a controinterrogatorio esitano o rifiutano di rispondere a domande pertinenti.

Risponda alla domanda, le parole del presidente del tribunale al testimone riluttante, sono familiari anche al pubblico televisivo appassionato di serie drammatiche ambientate in tribunale. Sia nella realtà che nella finzione, l’intervento del giudice viene interpretato come un segno che il testimone è a disagio con la domanda e che sta nascondendo informazioni importanti per la giusta risoluzione del caso.

Contesto giuridico

La richiesta della deputata europea Cynthia Ní Mhurchú alla Commissione europea di fornire risposte sulla sua condotta e sulla chiusura del caso Lettori, il caso di discriminazione più lungo nella storia dell’UE, è stata ampiamente trattata dall’European Times. In spregio a quattro sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), la prima delle quali risale al 1989, l’Italia ha rifiutato di concedere ai lettori, docenti universitari non cittadini, i diritti sanciti dal Trattato alla parità di trattamento con i lavoratori italiani.

Nel settembre 2021 l’allora Commissario per i diritti sociali Nicolas Schmit ha avviato una terza procedura di infrazione senza precedenti contro l’Italia per la sua persistente violazione della disposizione del Trattato sulla parità di trattamento, che è stata deferita alla CGUE nel luglio 2023. Nel maggio 2023 l’Italia aveva introdotto una normativa per prevenire il deferimento del caso alla CGUE.

Valutando tale normativa nel contesto di una risposta a un’interrogazione parlamentare, il Commissario Schmit ha spiegato che la Commissione aveva deciso di deferire il caso alla Corte perché la normativa non aveva “affrontato la principale contestazione del caso, ovvero il pagamento degli arretrati dovuti ai lettori”. Tali “arretrati dovuti” equivalgono a indennizzi compensativi per condizioni di lavoro discriminatorie a partire dalla data di prima assunzione. Un censimento condotto congiuntamente dal sindacato dei lettori Asso.CEL.L e dal più grande sindacato italiano FLC CGIL, i cui risultati sono stati inviati alla Commissione nel marzo 2025, ha dimostrato che nella maggior parte delle università italiane i pagamenti dovuti non erano stati effettuati.

L’eurodeputata Ní Mhurchú pone le seguenti domande

1.Il conflitto di prove nel caso di discriminazione più longevo dell’UE è oggetto della prima domanda dell’eurodeputata Cynthia Ní Mhurchú alla Commissione. Essa verte su una disposizione della legge italiana del maggio 2023 che limita il numero di anni per i quali i lettori hanno diritto a un risarcimento retroattivo per la mancata parità di trattamento. Tale disposizione equivale a sostenere che i diritti dei cittadini stranieri sanciti dal trattato non sono illimitati e possono essere prescritti dalla legislazione nazionale. Da un esame approfondito della risposta della Commissione emerge che essa non ha affrontato la questione della compatibilità di tale prescrizione con il diritto dell’UE.

La risposta a nome della Commissione è stata data dal vicepresidente esecutivo Mînzatu il 10.6.2025. Un dettaglio della risposta che all’epoca poteva sembrare secondario ha poi assunto maggiore importanza. Si trattava dell’informazione che il procedimento di infrazione contro l’Italia, causa C-519/23, «è attualmente pendente dinanzi alla Corte di giustizia». Più di un mese dopo, e senza dare il preavviso che i rappresentanti dei sindacati dei lettori Asso. CEL.L e FLC CGIL si sarebbero aspettati in conformità con le procedure di infrazione, la Commissione ha archiviato il caso il 17.07.2025.

2.Domande inquietanti su un’ingiustizia del trattato che non scomparirà copre la seconda e successiva domanda di Ní Mhurchú alla Commissione.

La domanda, una domanda prioritaria, è stata co-firmata da altri 12 deputati europei. Ní Mhurchú e i 12 co-firmatari chiedono una spiegazione di ciò che è accaduto nell’intervallo tra il 10.06.2025 e il 17.07.2025 che ha portato la Commissione a chiudere il caso. Ní Mhurchú rileva inoltre che la Commissione non ha risposto alla sua domanda sulla compatibilità con il diritto comunitario della prescrizione prevista dalla legislazione italiana del maggio 2023 e chiede nuovamente una risposta su questo punto.

Nella sua risposta alla domanda prioritaria, il vicepresidente esecutivo Mînzatu rifiuta ancora una volta di pronunciarsi sulla compatibilità della disposizione sulla prescrizione con il diritto dell’Unione. Poiché secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell’Unione europea «uno Stato membro non può invocare disposizioni, prassi o situazioni vigenti nel proprio ordinamento giuridico interno per giustificare il mancato rispetto degli obblighi derivanti dal diritto comunitario», ne consegue che la condizione di prescrizione nazionale sarebbe stata giudicata contraria al diritto dell’Unione se il caso fosse stato portato dinanzi alla Corte. Il censimento dell’Asso.CEL.L -FLC CGIL contiene casi di lettori con oltre 30 anni di servizio il cui risarcimento per la discriminazione subita nel corso della loro carriera è stato limitato a 5 anni in base alla condizione di prescrizione.

Nel contesto della giustizia del Trattato, la spiegazione della Commissione sui motivi che l’hanno indotta a ritirare il caso dalla Corte è molto preoccupante. Nonostante la Corte abbia giudicato l’Italia colpevole di discriminazione nei confronti dei lettori in quattro occasioni, nonostante l’Italia abbia fuorviato la Corte per evitare le sanzioni nella seconda delle cause di infrazione e abbia quindi indotto la Commissione ad avviare una terza causa, la Commissione ha comunque dato pieno credito alle sue affermazioni nella corrispondenza dell’ottobre 2024, secondo cui aveva effettuato i risarcimenti dovuti ai lettori in base al diritto dell’Unione europea.

Anche la spiegazione fornita a Ní Mhurchú e ai suoi 12 cofirmatari è fuorviante. Potrebbe essere interpretata nel senso che la Commissione ha valutato le prove del censimento fornite dai lettori, che confutano le affermazioni dell’Italia, prima di decidere di chiudere il caso. In realtà, in una lettera ai sindacati, la Commissione ha espressamente rifiutato di prendere in considerazione i dati del censimento. Ha invece trasmesso le prove dei lettori all’Italia per un esame, consentendo così di fatto al convenuto di decidere sul caso a suo carico. Il rifiuto della Commissione di prendere in considerazione le prove fornite dai lettori della violazione dei loro diritti sanciti dal Trattato è oggetto di una denuncia pendente presentata da Asso.CEL.L –FLC CGIL al Mediatore europeo.

3. “Sì” o “No”. Interrogazione parlamentare E-005032/2025

L’articolo 144 del Regolamento del Parlamento europeo obbliga la Commissione a rispondere alle interrogazioni dei deputati europei. In pratica, come nel caso delle interrogazioni di Ní Mhurchú Lettori, le risposte sono spesso evasive, vaghe, persino fuorvianti, costringendo i deputati europei a scrivere interrogazioni di approfondimento o a rassegnarsi alla riluttanza della Commissione a fornire risposte dirette.

L’eurodeputata Ní Mhurchú formula la sua terza interrogazione in modo da ridurre la possibilità di una risposta incompleta ed evasiva. Chiede una semplice risposta “sì” o “no” alla domanda se la legislazione italiana del maggio 2023 sia compatibile con il diritto dell’Unione. Chiede alla Commissione “di spiegare perché non ha esaminato i dati del censimento dei lettori, ma ha invece chiuso il caso C-519/23 basandosi esclusivamente sulle prove fornite dall’Italia, la parte convenuta nel caso”. Si tratta di uno stile di interrogatorio che i giudici della Corte avrebbero potuto benissimo utilizzare nel loro interrogatorio delle parti se il caso C-519/23 Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana non fosse stato cancellato dal registro della Corte.

Implicazioni

Con la firma del trattato di adesione all’UE, gli Stati membri hanno ceduto la loro sovranità per un presunto bene superiore. Gran parte di tale bene viene vanificato se la Commissione, in qualità di custode dei trattati, rifiuta di accettare le prove fornite dai cittadini dell’UE in merito alla violazione dei loro diritti sanciti dal trattato. Esso viene ulteriormente vanificato se la Commissione rifiuta di rispondere alle domande poste a nome di questi cittadini dai loro rappresentanti eletti al Parlamento europeo.

Il caso della parità di trattamento dei lettori solleva seri interrogativi sulla condotta della Commissione nei procedimenti di infrazione per violazione dei trattati.

In conformità con il regolamento interno, la Commissione ha ora sei settimane di tempo per rispondere alla domanda di Ní Mhurchú. Resta da vedere se le saranno fornite le risposte che ha cercato di ottenere per la terza volta.

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