“Trump ha venduto la sicurezza nazionale per arricchirsi”. Sono le parole di Jamie Raskin, il democratico più alto in grado nella Commissione Giustizia della Camera, in una lettera inviata alla segretaria alla Giustizia, Pam Bondi. Qualche giorno fa, infatti, il Dipartimento ha fornito alla Commissione alcuni documenti relativi alle investigazioni che il procuratore speciale Jack Smith ha condotto su Donald Trump sul possesso illegale di documenti classificati nella sua residenza privata di Mar-a-Lago e al tentativo di sovvertire l’esito delle elezioni del 2020. L’obiettivo del rilascio di quei file, parte di un’inchiesta contro Smith che i repubblicani stanno portando avanti, sarebbe dimostrare la partigianeria del pubblico ufficiale e l’odio che lo ha mosso nelle indagini al presidente. Di fatto, però, tra i documenti che la Camera ha potuto visionare ce n’è uno che ha motivato Raskin a scrivere direttamente a Bondi.
In un messaggio riportato da MSNow, il canale all-news di NBC, si leggerebbe che Jack Smith aveva ottenuto prove che molti dei documenti che Trump aveva illegalmente tenuto con sé nella sua residenza privata di Mar-a-Lago, che aveva portato alla perquisizione dell’FBI nel 2023, riguardavano possibili interessi commerciali dell’allora ex presidente. Il 9 giugno del 2023 un tribunale di Miami ha incriminato Trump con 40 capi d’accusa per la violazione di sette leggi federali – tra cui conservazione non autorizzata di documenti classificati, ostruzione alla giustizia, false dichiarazioni e altro ancora. L’indagine era partita da una segnalazione fatta dalla National Archives and Records Administration (NARA): secondo l’agenzia, che si occupa della conservazione dei documenti governativi, Trump aveva portato via dalla Casa Bianca centinaia di documenti riservati che avrebbe dovuto restituire al termine del mandato.
Il procuratore Jack Smith stava investigando se la motivazione per cui Trump avesse tenuto illegalmente tutti questi documenti fosse legata a possibili guadagni finanziari. Va anche detto che, quando mesi dopo Smith ha citato in giudizio Trump per il possesso illegale dei documenti, non avevo menzionato gli affari privati del presidente come movente, probabilmente, come segnalato dal Washington Post, perché non aveva prove sufficienti per dimostrarlo in un’aula di tribunale.
Ma il memo non dice solo questo: al suo interno si legge che Trump avrebbe mostrato ad alcuni ospiti in viaggio su un volo privato, tra i quali sarebbe stata presente anche l’odierna capa di gabinetto Susan Wiles, una mappa riservata che aveva conservato dal suo primo mandato. Nel 2021, poi, Trump avrebbe anche mostrato una mappa legata a un’operazione militare, vantandosi di avere accesso a un “piano d’attacco” che il Pentagono avrebbe preparato apposta per lui. Inoltre, tra i documenti rinvenuti ce ne sarebbe anche uno talmente sensibile che solo sei alti funzionari governativi ne avevano avuto accesso.
Il memo non cita quali siano questi documenti, cosa riguardassero e quali fossero i potenziali affari di Trump coinvolti, tuttavia, ha scritto Raskin a Bondi, “queste nuove rivelazioni suggeriscono che Donald Trump ha sottratto documenti riservati e che questi documenti riguardavano i suoi interessi commerciali. Questo piccolo spiraglio sulle prove che si celano dietro l’insabbiamento rivela un presidente degli Stati Uniti che potrebbe aver sacrificato la nostra sicurezza nazionale per arricchirsi”. Per questo Raskin chiede che il Dipartimento di Giustizia renda pubblici tutti i documenti relativi al caso in suo possesso.
La Casa Bianca ha ovviamente respinto tutte queste ricostruzioni, continua a ritenere che i file dimostrino come Jack Smith fosse disperato nel tentare di perseguire l’avversario politico di Biden, e proprio per questo sarebbe naturale che si trovino “commenti salaci e falsi sul presidente Trump”.
Questi documenti, contenuti nel secondo volume del rapporto Smith, che indagava sui documenti classificati presenti a Mar-a-Lago e sul tentativo di sovvertire l’esito delle elezioni del 2020, non sono stati pubblicati nella loro interezza per via di una decisione del mese scorso. La giudice nominata da Trump Aileen Cannon, infatti, ha bloccato il rilascio del secondo volume perché il caso è stato archiviato, la divulgazione dei documenti avrebbe causato “danni irreparabili a Trump” e “contravveniva alle nozioni basiche di giustizia ed equità”. Quindi, il file in questione non avrebbe nemmeno dovuto essere mostrato in prima istanza e configurerebbe una violazione da parte del Dipartimento di Giustizia, in quanto infrangerebbe il divieto di rendere pubblici i documenti contenuti nel volume.
Nel 2024, Cannon aveva già archiviato il caso una prima volta, adducendo come motivazione il fatto che la nomina di Smith come procuratore speciale da parte del Dipartimento di Giustizia fosse incostituzionale. Smith si era appellato contro la decisione, ma aveva poi lui stesso archiviato il caso non appena Trump ha sconfitto Kamala Harris alle elezioni: il Dipartimento di Giustizia, infatti, non può perseguire un presidente in carica. Poco prima della fine della presidenza Biden, l’allora segretario alla Giustizia Merrick Garland aveva reso pubblico il primo volume, e ora Raskin vorrebbe si pubblicasse il secondo. Senza un accesso completo, la Commissione Giustizia non può sapere quali sono le prove trovate da Smith e non si potranno individuare possibili pertinenze tra documenti detenuti illegalmente e affari del presidente. Come ha detto Raskin nella sua lettera a Bondi, “è giunto il tempo che gli americani possa conoscere quali segreti Trump ha tradito e se ha fatto soldi su di essi”.
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