L’appellativo di “monastero”, il nuovo spazio polifunzionale di Palazzo Maffei lo deve alla memoria dell’antico complesso benedettino, dipendente dall’abbazia di Leno (Brescia), che tra il X e il XII Secolo sorgeva nell’area del Capitolium di Verona. Un polo progressivamente inglobato nella trasformazione urbana: Corte Sgarzerie, la Torre del Gardello, il Monte di Pietà e i palazzi dei Maffei, dei Pellegrini e dei Malaspina ne hanno gradualmente cancellato le tracce, mentre resta – a ricordare l’antica sistemazione – l’intitolazione a San Benedetto della chiesetta settecentesca situata alle spalle di Palazzo Maffei, soprannominata “al Monte” per via del Monte di Pietà costruito di fronte nel 1490.
Come nasce il Monastero di Palazzo Maffei a Verona
Il nuovo Monastero del museo veronese è in realtà frutto del recupero e del restauro di un piccolo ambiente – una sorta di piccola cappella con due vani principali che si apre sul Vicolo Raggiri – sul retro di Palazzo Maffei. Un progetto avviato per poter disporre di uno spazio “suggestivo e raccolto” dedicato all’allestimento di mostre, attività didattiche e altre iniziative legate alla vita del museo diretto da Vanessa Carlon, prima fautrice dell’iniziativa. “Nel ridare vita allo spazio annesso a Palazzo Maffei” spiega la direttrice “mi sono ispirata a una chiesa sconsacrata che si trovava nel bel mezzo del vociare del mercato della Vucciria, a Palermo, e che ebbi l’occasione di visitare accidentalmente quasi trent’anni fa: una piccola chiesa vuota, delabré, che ospitava poche, potenti opere di Miquel Barcelò. Quell’immagine di un luogo inatteso, in cui poter contemplare l’arte in silenzio e solitudine, è rimasta indelebile nella mia memoria”.
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L’antica cappella sul retro di Palazzo Maffei
Il piccolo spazio conserva lacerti di affresco, volte, colonne addossate alla parete e una serie di lunette e capitelli riportato alla luce dal restauro. Qui, Palazzo Maffei punta a ospitare nuove proposte culturali in connessione con la città, “con il senso di raccoglimento che l’arte spesso richiede”. Ma l’intervento si propone anche di contribuire al recupero estetico e funzionale di una zona del centro storico fino a oggi considerata isolata e poco sicura, ancorché dietro a Piazza delle Erbe. Lo stesso Palazzo Maffei, del resto, è stato oggetto di un lungo e complesso restauro conservativo che nel 2020 ha restituito alla città lo sfarzo di un edificio seicentesco riccamente decorato, segnalato dalla maestosa e candida facciata barocca che funge da quinta a uno dei salotti più frequentati di Verona.
La programmazione culturale di Palazzo Maffei
Il percorso di visita museale offre l’opportunità di scoprire la Collezione Luigi Carlon, raccolta eclettica, dall’antichità all’arte contemporanea, che accoglie dipinti, sculture, incisioni, disegni, miniature, libri antichi ma anche maioliche, bronzi, avori, oggetti di vita quotidiana come mobilio e manufatti decorativi. Ma in città Palazzo Maffei è apprezzato anche per la ricca programmazione di attività culturali, dai laboratori didattici alle visite guidate gratuite, ai concerti. Al momento non sono ancora state comunicate le iniziative che animeranno il Monastero, di sicuro orientate a implementare e diversificare ulteriormente l’offerta del museo veronese.
Livia Montagnoli
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Fonte:
www.artribune.com



