Una delle librerie più antiche d’Italia abbassa la saracinesca. Giorgio Tarantola, settima generazione di una famiglia di librai, annuncia la chiusura con una “scelta serena” ma inevitabile: “Non vedo futuro da qui a cinque anni”.
C’è una data che pesa come un libro antico: 1859. È l’anno in cui Francesco Tarantola di Montereggio ottenne la licenza commerciale firmata in nome di sua altezza reale Luisa Maria di Borbone. Centosessantacinque anni dopo, la Libreria Tarantola di Sesto San Giovanni — a pochi chilometri da Milano — ha annunciato la propria chiusura. Una notizia che ha colpito il mondo dell’editoria e della lettura come un capitolo che non avremmo voluto leggere.
Una scelta “serena”, ma amara
L’annuncio è arrivato via social, con parole misurate e dignitose: una “scelta serena”, ha scritto la libreria, “consapevoli di aver dato tutto e di aver ricevuto molto: dai lettori, dagli amici, dalla città”.
Dietro quella serenità, però, c’è una lucida e sconfortante analisi del mercato. A spiegarlo è il titolare Giorgio Tarantola, settima generazione di una dinastia di librai, intervistato dal Corriere della Sera Milano:
“Abbiamo fatto delle valutazioni sulle prospettive future, e a malincuore abbiamo scelto di chiudere. L’attività imprenditoriale del commercio al dettaglio, e non parlo solo di quello editoriale, è purtroppo sempre più in crisi. Non vedo futuro da qui a cinque anni, e io ne ho 57”.
Una riflessione che arriva anche dopo il confronto con Matteo Hoepli, in seguito all’annuncio della chiusura dell’omonima storica libreria del centro di Milano. Segnali che si sommano, e che disegnano uno scenario preoccupante per le librerie indipendenti italiane.
Sette generazioni, tre secoli, un negozio
Il negozio di piazza IV Novembre fu inaugurato nel 1942 da Antonio Tarantola, nonno di Giorgio. Ma le radici della famiglia affondano molto più in là nel tempo e nello spazio: a Montereggio, piccolo borgo della Lunigiana da cui partivano, già nel Settecento, i cosiddetti “librai ambulanti” che portavano libri di paese in paese per l’Italia e l’Europa.
La Libreria Tarantola ha attraversato tre secoli di storia italiana, guerre, trasformazioni urbane e rivoluzioni culturali. Nel corso degli anni ha ospitato grandi nomi della letteratura, ed è stata eletta Migliore libreria d’Italia — un riconoscimento che il sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano, ha ricordato nel suo messaggio di saluto: “Un’istituzione che dal 1859 è stata il porto sicuro per generazioni di lettori, studenti e sognatori”.
Il Premio Bancarella e un’eredità che non si cancella
Tra i lasciti culturali della famiglia Tarantola c’è anche il Premio Bancarella, nato nel 1953 da un’idea tanto semplice quanto commovente: i Tarantola, che nel frattempo avevano aperto librerie in diverse città, volevano avere un motivo per ritrovarsi una volta l’anno e tornare alle origini, a Montereggio. Da quell’incontro nacque uno dei premi letterari più popolari e longevi d’Italia.
Nel 2018, la libreria era stata inoltre premiata a Venezia nell’ambito della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, ulteriore conferma di un’eccellenza riconosciuta ben oltre i confini locali.
Un sintomo, non solo una storia
La chiusura della Libreria Tarantola è il segnale di una crisi strutturale che colpisce il commercio indipendente e, in particolare, le librerie di prossimità. Quelle che non vendono solo libri, ma costruiscono comunità, custodiscono memoria, tengono viva la cultura nei quartieri e nelle città di provincia.
Quando chiude una libreria così, non chiude solo un negozio. Chiude un pezzo di città.
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Fonte:
www.greenme.it



