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Chi deve organizzare le vacanza si trova ad affrontare una nuova realtà fatta di tariffe più elevate, meno voli e scelte difficili sull’effettiva convenienza di un viaggio, mentre incombe il rischio di scarsità del jet fuel. Il colpevole è la volatilità dei prezzi del petrolio e del carburante per aerei che oscillano da quando è iniziata la guerra in Medio Oriente aggravata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz che ha interrotto le spedizioni globali di petrolio. Le compagnie aeree di tutto il mondo stanno reagendo riducendo gli orari e aumentando tariffe e costi. Gli esperti avvertono che anche se i prezzi del petrolio dovessero iniziare a scendere, la situazione potrebbe non migliorare rapidamente, poiché le compagnie aeree potrebbero impiegare mesi per adeguare le tariffe in attesa che i mercati energetici si stabilizzino. A questo si aggiunge l’allarme sulla scarsità di carburante nelle prossime tre settimane.
Gli aumenti delle tariffe dei bagagli a mano
I primi a reagire sono stati i vettori americani che non avendo contratti di copertura contro gli aumenti del prezzo del carburante, scaricano direttamente sui passeggeri i rincari. Delta Air Lines, ad esempio, ha aumentato le tariffe per il primo e il secondo bagaglio su tutti i voli di una media di 10 dollari, arrivando a circa 45-55 dollari per bagaglio. United Airlines ha introdotto una tariffa simile di 10 dollari per i bagagli su tutti i voli nazionali negli Stati Uniti e alcuni internazionali. La low cost JetBlue ha maggiorato le sue tariffe per i bagagli tra 4 e 9 dollari, a seconda che il viaggio sia nelle ore di punta o fuori punta. Southwest Airlines che ha messo fine alla tradizione del “bagagli che volano gratis”, ha aumentato le tariffe di circa 45–55 dollari.
Ulteriori tasse per i bagagli registrati nei voli a lungo raggio sono finora state limitate ai grandi vettori statunitensi dal momento che le rotte internazionali long haul spesso includono nel biglietto almeno un bagaglio da stiva gratuito.
E del prezzo dei biglietti aerei
Le compagnie aeree europee, al contrario di quelle americane, sono in gran parte coperte dal rischio di aumenti del prezzo del carburante quindi al momento stanno resistendo, ma qualcuno ha già detto che per l’estate, se non cambia la situazione dello Stretto di Hormuz, i rincari saranno inevitabili, senza escludere l’eventualità di tagliare le rotte oppure mettere a terra gli aerei. Air France–KLM ha esplicitamente aumentato i prezzi dei biglietti di lunga distanza di circa 50 euro per ogni viaggio andata e ritorno sulle rotte a lungo raggio, mentre la scandinava Sas e la polacca Lot hanno già cancellato dei voli in risposta all’impennata dei costi del carburante. Nel caso della Sas, sono stati fatti anche «aggiustamenti temporanei dei prezzi» per coprire i costi aggiuntivi del carburante,

In generale, Altri vettori, tra cui British Airways, Lufthansa, Ryanair e easyJet hanno segnalato che potrebbero seguire ulteriori aumenti, soprattutto man mano che le posizioni di copertura carburante verranno meno.
Fonte:
www.ilsole24ore.com



