Dal 28 aprile 2026 scatta l’obbligo UE della ricarica USB-C anche per i laptop: ecco cosa prevede la Direttiva 2022/2380, chi è escluso e perché i caricatori spariranno dalle confezioni.
Diciannove paesi, miliardi di euro spesi ogni anno in caricabatterie destinati a riempire cassetti, e una giungla di connettori — mini-USB, micro-USB, Lightning, MagSafe, barrel jack di ogni diametro — costruita apposta per tenere i consumatori incatenati a un ecosistema proprietario. Dal 28 aprile 2026, anche i laptop venduti nell’Unione Europea dovranno obbligatoriamente supportare la ricarica via USB-C. Non si tratta certamente di una sorpresa, visto che la data era scritta nella normativa fin dall’inizio.
La norma: cos’è e da dove viene
Il riferimento è la Direttiva (UE) 2022/2380, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 7 dicembre 2022 e approvata dal Consiglio dell’UE nell’ottobre dello stesso anno. Il testo stabilisce che gli Stati membri dovranno applicare le disposizioni a decorrere dal 28 aprile 2026 per i computer portatili, ovvero la categoria di cui all’allegato I bis, parte I, punto 1.13 della direttiva. Alla direttiva era già stato concesso un periodo di adattamento piuttosto lungo, due anni per gli smartphone ed i dispositivi portatili, oltre tre per i laptop, considerata la maggiore complessità tecnica legata alla ricarica ad alta potenza.
La prima fase era scattata il 28 dicembre 2024: da quella data, l’obbligo della USB-C era già in vigore per smartphone, tablet, fotocamere digitali, cuffie, auricolari, console per videogiochi, altoparlanti portatili, e-reader, tastiere, mouse e navigatori GPS. I laptop sono dunque l’ultimo pezzo del mosaico.
Gli obblighi
La norma impone ai produttori tre requisiti tecnici ben precisi:
Il primo è la porta USB-C per la ricarica via cavo: connettore reversibile, utilizzabile in entrambi i versi, che deve essere presente su ogni laptop messo in vendita per la prima volta nel mercato UE dopo il 28 aprile. La norma non vieta la presenza di ulteriori porte — un produttore può mantenere connettori proprietari o di altro tipo — ma la USB-C per la ricarica deve esserci.
Il secondo riguarda il supporto allo standard USB Power Delivery per tutti i dispositivi che superano i 15 watt di potenza. Come si legge nel testo della Direttiva 2022/2380, questo standard è in grado di fornire fino a 100 watt e lascia margine per lo sviluppo futuro di soluzioni di ricarica rapida. In pratica: qualsiasi caricatore certificato diventa compatibile con qualsiasi laptop conforme, indipendentemente dal marchio.
Il terzo verte sulla cosiddetta trasparenza in confezione: le scatole dovranno indicare chiaramente le prestazioni di ricarica del dispositivo e specificare se l’alimentatore è incluso oppure no.
Perché il caricatore sparirà dalla scatola
Il terzo punto è quello che avrà l’impatto più visibile sullo scaffale. La direttiva non impone di eliminare il caricatore dalla confezione — è bene chiarirlo — però obbliga i produttori ad offrire almeno una versione del prodotto senza alimentatore.
La logica industriale, probabilmente, farà il resto. Mantenere due versioni dello stesso prodotto significa doppio packaging, gestione separata del magazzino, scaffali dedicati, etichette diverse. L’esperienza con gli smartphone, dove Apple, Samsung e Xiaomi hanno già percorso questa strada, suggerisce quale sarà l’esito, ossia una sola versione del prodotto, senza caricatore, con l’alimentatore disponibile come accessorio a pagamento. Se andrà così, chiunque vorrà comprare un nuovo laptop dovrà mettere in conto una spesa aggiuntiva non trascurabile, visto che i prezzi oscillano tra i 40 e i 50 euro per le marche comuni, ed anche di più per i modelli premium.
Chi è escluso
La norma non si applica a tutti i portatili senza distinzione. Rimangono esclusi dalla regola unica i notebook da gaming più potenti, quelli oltre i 240 watt, che continueranno probabilmente a usare un sistema ibrido con porta USB-C per l’uso leggero e connettore proprietario per le sessioni ad alta intensità. Il motivo è tecnico, perché lo standard USB Power Delivery non è ancora in grado di gestire in modo affidabile richieste energetiche così elevate. I gaming laptop e le workstation mobili di fascia alta, equipaggiati con schede grafiche dedicate che da sole richiedono centinaia di watt, restano dunque fuori dal perimetro per ora.
L’obiettivo ambientale ed economico
Dietro la norma c’è anche una questione legata ai rifiuti elettronici: ogni anno i cittadini dell’UE spendono circa 2,4 miliardi di euro per l’acquisto di caricabatterie, di cui solo due su tre vengono effettivamente utilizzati, con un accumulo di 11.000 tonnellate di rifiuti elettronici annuali. Per quanto riguarda il percorso normativo, andrà avanti nel lungo e medio periodo – la scadenza di questa seconda fase è fissata al 2028 – con un nuovo Regolamento sull’Ecodesign, in cui l’UE imporrà l’integrazione di almeno una porta USB-C anche sugli alimentatori esterni, introdurrà il logo “Common Charger“, nuovi requisiti ecocompatibili e regole più severe sull’efficienza energetica.
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Fonte:
www.greenme.it



