La campagna per le primarie intanto è una campagna sulle primarie. Con il presidente del M5s Giuseppe Conte che spinge perché si facciano e la segretaria del Pd Elly Schlein che, aprendo la direzione del partito, nemmeno le ha citate e ha invece invocato un tavolo per il programma: “Sul percorso per costruirlo – ha detto – sono certa che ci metteremo d’accordo, ho già dato la disponibilità ad Avs per vederci”. E’ stato una sorta di confronto a distanza fra i due leader del campo progressista: Conte in piazza di Pietra a Roma per presentare il suo libro, Schlein pochi chilometri più in là, al Nazareno, col parlamentino del partito. Per capire, la scelta di chi, nel centrosinistra, può ambire a Palazzo Chigi può avvenire in due modi: dopo il voto, indicando il leader del partito che sarà andato meglio alle urne, o prima del voto, con le primarie. Schlein non esclude nessuno dei due scenari. Conte sì, perché la prima opzione è “un automatismo che funziona a destra”, mentre nel “campo progressista non c’è questa consuetudine. Il M5s”, ad esempio, “non ha mai parlato di alleanza organica”. Quindi: per Conte la via è quella delle primarie. Nella sostanza, comunque, la coalizione progressista c’è.
“È tempo di lavorare tutti insieme. Ci sono ottime premesse per battere questo governo, ma bisogna lavorarci con serietà e unità”, ha ribadito Conte. E Schlein: “Continueremo a metterci al servizio di questa prospettiva con uno spirito testardamente unitario. Sono ottimista”. La differenza sta nei tempi: Schlein vorrebbe subito il tavolo del programma, Conte ha in mente di aspettare qualche mese almeno, per sondare il popolo cinquestelle sui temi. La segretaria ha intenzione anche di dare una dimostrazione pubblica di unità: “Dobbiamo tornare a mobilitarci per la pace, in piazza, insieme alle altre forze progressiste e civiche. Li sentirò”. Intanto però, si parla di primarie. “Stabiliremo le regole – ha detto il presidente del M5s – saranno aperte, non del Movimento 5 stelle, del Pd e di Avs”.
Questo insistere sul tema fa venire il maldipancia al Pd. “Non perdiamoci in un dibattito surreale”, ha detto il deputato Marco Sarracino, della segreteria di Schlein. E il presidente del partito, Stefano Bonaccini: “In giro nessuno ci chiede delle primarie. Bisogna immediatamente fissare una data con la quale chiamare le opposizioni per mandare a casa questo governo”. Insomma, in una riunione Pd dove di solito se le dicono fra compagni di partito, stavolta le orecchie che dovevano sentire sono state quelle di Conte. Solo due riformisti, Piero Fassino e Walter Verini, hanno fatto un po’ di critiche alla segretaria: “Non consideriamo nemici da cacciare chi ha posizioni diverse”, ha detto Verini alle correnti di maggioranza. Per il resto, il Pd – come il M5s – ha messo in mostra un certo ottimismo. “Il tempo delle destre nazionaliste è finito – ha detto Schlein – Con Orban ha perso Trump, ha perso Vance, hanno perso Meloni e Salvini coi loro imbarazzanti video di sostegno. Arriva un altro segnale chiaro, proprio dall’Italia col referendum abbiamo cominciato a fermare le destre nazionaliste”. La convinzione è che le politiche siano una partita apertissima.
“Non credo che riusciranno ad arrivare fino in fondo alla legislatura – ha spiegato Schlein – Noi dobbiamo farci trovare pronti”. In casa M5s la giornata è stata scandita anche da un botta e risposta con echi del passato. Nella sua autobiografia, Conte ripercorre anche i motivi della rottura con l’allora premier Mario Draghi, che l’allora ministro degli Esteri – attuale inviato Ue per il Golfo – Luigi Di Maio non condivise. “Conte nel suo libro elenca ulteriori congiurati – ha scritto Di Maio sui social – Matteo Renzi, Lorenzo Guerini, e altri. Peccato che oggi quei draghiani siano tutti suoi alleati nel cosiddetto campo largo”. Sarcastica la risposta di Conte: “Con tutto quello che sta accadendo in Medio Oriente, mi sono stupito” che Di Maio abbia avuto “il tempo di leggere la rassegna stampa di oggi”.
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