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Costa capogruppo di FI tra le polemiche, Barelli verso il governo

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Enrico Costa nuovo capogruppo di Forza Italia alla Camera. E l’uscente Paolo Barelli verso un posto da viceministro per i Rapporti con il Parlamento. Questo il primo punto che gli azzurri mettono al secondo capitolo del rinnovamento del partito chiesto da Marina Berlusconi e già iniziato con l’avvicendamento alla presidenza del gruppo al Senato.

A sancire il turn over è una riunione serale lampo del gruppo a Palazzo Montecitorio dopo una giornata di tensioni e di voci contrastanti. I deputati eleggono Costa per acclamazione, anche per evitare una conta interna. E il neo-capogruppo, in un breve discorso emozionato ricorda Silvio Berlusconi e insiste sulle parole d’ordine: competenza e coesione. Poi rilancia sui “valori liberali” e sui “diritti”. Il segretario Antonio Tajani, assente alla riunione, porge gli auguri. E ringrazia il capogruppo uscente, assicurando che “il suo lavoro sarà prezioso per il futuro del partito”.

Per Barelli, invece, nessun annuncio sul suo futuro nella riunione del gruppo. “Non ho nessuna richiesta. Se mi chiederanno qualcosa dal governo vedremo, risponderò”, precisa. Fonti qualificate, però, danno il nuovo ruolo come cosa fatta. A ufficializzare la nomina a viceministro potrebbe essere il prossimo Cdm, atteso per giovedì e chiamato a completare il mosaico dei nuovi incarichi di governo, con alcune tessere nei ruoli di sottosegretario ancora da definire. Intanto, l’elezione di Costa rappresenta per Forza Italia una tregua, seppur fragile ed esposta alle forti correnti che attraversano il partito. Le fibrillazioni interne si ritrovano nei molteplici scenari rimbalzati in Transatlantico nel corso della giornata. Per ore, si rincorrono voci su diverse alternative al ‘nodo Barelli’.

Lo ‘schema B’ avrebbe previsto la deputata azzurra Chiara Tenerini come sottosegretario al ministero del Lavoro, con conseguente spostamento del leghista Claudio Durigon al Mef. La contropartita sarebbe quindi stata la nomina di Federico Freni alla Consob, ma nessun ruolo per Barelli. Ma alla fine la soluzione di un nuovo incarico di viceministro ‘senza portafoglio’ sembrerebbe soddisfare lo stesso Barelli.

Che non ha mai voluto cedere la presidenza della Federazione Italiana Nuoto, non compatibile con altri incarichi in ministeri ‘con portafoglio’. L’azzurro affiancherebbe dunque i due sottosegretari Matilde Siracusano e Giuseppina Castiello. L’exit strategy per Barelli e il cambio alla guida dei gruppi, però, non esauriscono tutte le agitazioni azzurre. La minoranza promette di non mollare il pressing per un “reset totale” nell’ufficio di presidenza del gruppo, chiedendo un cambio anche nei ruoli di vicepresidente vicario e di tesoriere. “Se l’obiettivo è il rinnovamento allora bisogna rinnovare anche questi incarichi”, è il grido di battaglia a microfoni spenti.

“Parlano tanto, ma hanno già molti ruoli e presidenze”, la contro-narrativa dei più vicini al leader Antonio Tajani. A chi chiede un commento su una sua possibile sostituzione da ‘numero 2’ del gruppo, il vicario Raffaele Nevi risponde: “vedremo, tutti devono essere a disposizione della causa generale, se devo fare altro non c’è problema”. E di fronte all’ipotesi di un avvicendamento con la deputata Patrizia Marrocco, puntualizza: “collega straordinaria, la sostituzione la decide il nuovo capogruppo”. La riunione a Montecitorio non affronta però la questione, che presto potrebbe essere esaminata dal nuovo capogruppo Costa.

E non è escluso che l’organigramma del partito possa finire sul tavolo dell’atteso incontro tra il segretario Tajani e Giorgio Mulè. Un faccia a faccia già in programma e rinviato per il sopraggiungere di impegni per entrambi. Nel frattempo, la minoranza avverte: “non è finito niente”. Sotto i riflettori del ‘rinnovamento’ finirebbe così anche il capogruppo della delegazione europea Fulvio Martusciello. Mentre non è escluso che possa aprirsi una partita sulla scelta del candidato alla presidenza della Sicilia. Con il nodo dei congressi regionali, da tenere solo dove c’è intesa (in Lombardia si rischierebbe “il Vietnam”, dice un big) e di quello nazionale, che potrebbe slittare.

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Fonte:

www.ansa.it

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