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David di Donatello 2026: gli snobbati e le sorprese delle nomination

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Le tante nomination a Le città di pianura di Francesco Sossai non stupiscono, ma certo non ci aspettava forse di vederne 16 in totale (compresa quella per Pierpaolo Capovilla: daje!). È già il Sinners italiano, speriamo però con più vittorie rispetto agli Oscar assegnati al film di Ryan Coogler.

Così come non sorprende vedere così riconosciuto La grazia di Paolo Sorrentino, con 14 noms in totale. Forse meno attese le 13 candidature a Le assaggiatrici di Silvio Soldini, trainato però da un ottimo successo di pubblico.

Ma tra le candidature ai David 2026 (qui l’elenco completo), le sorprese non mancano. E nemmeno gli snubs. Eccoli qui.

Snobbati: Benedetta Porcaroli e ‘Il rapimento di Arabella’


Nonostante il premio come miglior attrice della sezione Orizzonti a Venezia 82 per Il rapimento di Arabella, assente dalla cinquina (anzi, sestina) di quest’anno Benedetta Porcaroli. Ci dispiace assai per lei, che ha piazzato la prova probabilmente più matura della sua carriera, e anche per Carolina Cavalli, che l’ha diretta in questo film e anche nel suo esordio (candidato ai David) Amanda. Un altro cinema (e sguardo) è possibile: era ora che anche l’Accademia lo capisse.

Sorpresa: ‘Gioia mia’


L’esordio di Margherita Spampinato, presentato all’ultimo Festival di Locarno, è uno degli underdog della stagione. Nominato come miglior esordio (e questa non è una sorpresa), piazza altre quattro candidature tra cui quella per la sua protagonista Aurora Quattrocchi, già nominata come non protagonista nel 2023 per Nostalgia di Mario Martone e a 83 anni al suo primo riconoscimento da lead. Gioia loro.

Snobbati: Pierfrancesco Favino e ‘Il maestro’


Una nomination a Pierfrancesco Favino non si nega mai: e invece. Per Il maestro di Andrea Di Stefano, sottovalutato fin dalla sua anteprima veneziana, solo due nomination tecniche (montaggio e acconciatura) e nessun riconoscimento nelle categorie più pesanti. A cominciare dal suo (eccezionale) protagonista. Recuperatelo in giro: lo merita.

Sorpresa: Gabriele Mainetti (‘La città proibita’)


La candidatura come miglior regista a Gabriele Mainetti per La città proibita è una bella rivincita, soprattutto rispetto agli incassi (purtroppo bassi) raccolti dal suo terzo e ambiziosamente riuscito lavoro. Niente nom però come miglior film, ma ci sono quelle per fotografia, montaggio, colonna sonora, scenografia e costumi. Va già bene così, ma si poteva osare di più di fronte al cinema di genere e a uno dei nostri autori che sanno renderlo più contemporaneo e personale.

Snobbato: ‘Queer’


Forse l’internazionalità del progetto ha allontanato l’Accademia dall’italianità del (magnifico) film di Luca Guadagnino, girato con soldi principalmente nazionali fra Cinecittà e la Sicilia. A parte le due noms per colonna sonora (di Trent Reznor e Atticus Ross) e canzone originale (Vatser Than Empires di Reznor/Ross, cantata da Caetano Veloso), si riconferma l’assurdo snobismo del sistema-Italia nei confronti di uno dei nostri autori più preziosi. Che, giustamente, se ne sbatte.

Sorpresa: 4 registe donne fra i migliori esordi


Sui cinque migliori esordi nominati, a parte Tienimi presente di Alberto Palmiero gli altri quattro sono diretti da donne: la citata Margherita Spampinato (Gioia mia), Ludovica Rampoldi (Breve storia d’amore), Greta Scarano (La vita da grandi) e Alissa Jung (Paternal Leave). Bel segnale di cambiamento da parte dei David e dell’industria in generale, ma ora ci si aspetta di vederle tra i migliori registi tout-court. Già dall’opera seconda.

Snobbato: ‘Breve storia d’amore’


Oltre che una delle opere prime più riuscite dell’annata, un film di regia, scrittura, e con un quartetto d’attori di rara alchimia. Riconosciute Ludovica Rampoldi come esordiente alla regia (ma non per la sceneggiatura: vergogna!) e Valeria Golino come non protagonista, ma fuori gli altri tre bravissimi interpreti: Adriano Giannini, Andrea Carpenzano e soprattutto Pilar Fogliati, che tra questo film, FolleMente e Sanremo ha dimostrato di saper stare tra l’autore e il bankable/pop con talento e grazia. Peccato.

Sorpresa: le doppiette delle attrici


Le Valerie le abbiamo nel cuore (oltre che nel nostro ultimo numero speciale dedicato al cinema). Vederle doppiamente riconosciute (Golino come protagonista per Fuori e come non protagonista per Breve storia d’amore, Bruni Tedeschi come lead di Duse e supporting di Cinque secondi) ci fa molto felici. Doppia nomination anche per Barbara Ronchi, protagonista di Elisa e non protagonista di Diva Futura. Tutte segnalazioni meritatissime, rincresce solo che, in mezzo a tutte queste doppiette, ci si sia forse persi qualche nome più “off”.


Fonte:

www.rollingstone.it

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