Dunque, abbiamo una Elly Schlein di lotta e una di governo. Forse ha capito che è il momento di alternare al giaccone e alle sneaker una postura più alta in grado di raccogliere consensi istituzionali, borghesi e moderati.
Vediamo.
Nelle stesse ore, la segretaria del Partito democratico ha sparato due colpi molto diversi e complementari. Il primo ha evidenziato un buon gioco d’anticipo sul rivale interno, Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, lanciando l’idea di una grande manifestazione del campo largo a maggio «per la pace e per il lavoro» – che detta così è un po’ da anni Cinquanta (vedremo i dettagli della piattaforma, per esempio sull’Ucraina). Il secondo è stato un colpo più forte e inatteso: la solidarietà politica a Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, per le bordate del king della Casa Bianca, Donald Trump.
Schlein ha sorpreso perfino i suoi anche per una qualità finora mai dimostrata: la prontezza di riflessi. Di solito, ci mette del tempo per lanciare una nuova carta sul tavolo, e su quella poi insiste per mesi. Questa volta no, dopo un’ora dalla scarica di Trump contro Meloni si è alzata in Aula per denunciare «il fatto gravissimo» dell’attacco all’Italia, «al nostro governo», addirittura.
I due colpi vanno visti insieme. Se avesse soltanto lanciato la manifestazione contro il governo, oppure se avesse soltanto espresso vicinanza a Meloni, avrebbe scoperto il fianco a chi avesse voluto accusarla o di scarso senso istituzionale. O, al contrario, di “inciucismo” con la presidente del Consiglio. Nel giro di qualche ora, dunque, si è coperta a sinistra con la proposta del corteo per la pace e si è presa gli applausi di tutta l’aula di Montecitorio per il discorso “nazionale”.
Sembrerebbe una perfetta quadratura del cerchio, e per molti, infatti, lo è. Tutto il Partito democratico plaude, dai riformisti alla sinistra – d’altronde, Peppe Provenzano ha avuto un ruolo nel consigliare la postura istituzionale e “italiana”.
Ma stavolta, più che quello abituale di un torvo Conte, è risuonato il dissenso di Matteo Renzi, per nulla disposto a dare la sua solidarietà alla presidente del Consiglio. Anche e soprattutto perché, ha spiegato, Trump non ce l’aveva con l’Italia, ma con Giorgia personalmente. Renzi ha così indirettamente toccato un punto molto serio. Attaccare il governo equivale a attaccare il Paese? Non è detto. È un equivoco affermare che il governo rappresenta tutti gli italiani. Il governo è parte. Sono il presidente della Repubblica e il parlamento a rappresentare l’Italia. Forse Schlein, mentre manifestava tutta la sua riprovazione per il boss di Washington, avrebbe potuto ricordare alla presidente del Consiglio le sue contraddizioni, che poi sono all’origine dello sbrocco del presidente statunitense. Il “tradimento” di Giorgia perché Giorgia era una fedelissima. Questo andava detto.
Ma evidentemente in Schlein ha pesato un altro fattore, tutt’altro che secondario. E cioè, che l’intemerata di The Donald contro la presidente del Consiglio segue quella, più terribile, contro Leone XIV, che Meloni aveva bollato come «inaccettabile». Anche se Trump si è scagliato contro l’inaffidabilità di Giorgia sulla guerra, è evidente che quella del capo americano è un’unica folle strategia. Schlein ha approfittato della situazione per elevare la sua immagine: da capopartito a donna di governo. Dopodiché, per non lasciare la protesta al barricadero Conte, andrà in piazza contro la stessa presidente del Consiglio a cui ha dato solidarietà. Non facile da spiegare come si concilino la Elly di lotta e la Schlein di governo. Fu difficile persino per Enrico Berlinguer, per dire. Ma lei ci prova, avventurandosi sul terreno del fair-play istituzionale, anche a rischio di fare arricciare qualche naso.
Il risultato per ora è un equilibrio instabile, un azzardo calcolato. Perché in fondo il vero obiettivo non sono né Meloni né Trump. È la competizione dentro l’opposizione, con Conte alle calcagna e le primarie che paiono inevitabili sullo sfondo. E allora sì, vale tutto. Anche provare a essere, nello stesso momento, Elly di lotta e Schlein di governo. Purché il giochino regga.
Fonte:
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