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Guardare “The Boys” è il modo più divertente per capire l’America di Trump

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Di tutte le prese per il culo dell’America trumpista, la più riuscita, ironica, sboccata e al tempo stesso adrenalinica, non è una stand-up comedy né un late show alla Jimmy Kimmel, ma una serie tv di supereroi. Si chiama “The Boys” e chi si è perso le quattro stagioni passate farà bene a recuperarle in fretta, perché la quinta nonché ultima in streaming da alcuni giorni non lascerà delusi i fan, a detta dei recensori che hanno visto in anteprima sette degli otto episodi (l’ultimo resta top secret anche per loro).

Il pubblico pagante si è dovuto accontentare dei primi tre, in attesa che gli altri vengano rilasciati uno alla volta, fino all’apoteosi fissata per il 20 maggio. Una chiusura al picco della notorietà per una serie che dal 2019 ad oggi ha costruito il proprio universo narrativo come uno specchio deformante degli Stati Uniti contemporanei, e che arriva all’epilogo nel momento in cui la finzione ha finito per aderire perfettamente alla realtà.

Donald Trump (scusate, Patriota) è ormai il padrone assoluto. Il supereroe biondo e col mantello a stelle e strisce, attorno al quale si sviluppa la serie, ha insediato un presidente fantoccio alla Casa Bianca e la sua ex segretaria come vice. Si circonda solo di yes-men, è sempre più ossessionato dal potere e turbato da ogni minima disapprovazione. Usa i superpoteri per squartare o incenerire – ha gli occhi come laser – al minimo sospetto e rinchiude in campi di detenzione stile Ice chiunque mostri dissenso, etichettandolo come terrorista in un parallelismo neanche troppo velato con l’attualità. Solo Starlight, una dei “super” che strada facendo gli si sono ribellati, sfida il suo potere. La stagione si apre con lei che, durante un raduno di patrioti, riesce a proiettare un video in cui il potente psicopatico abbandona al proprio destino i passeggeri di un aereo di linea. Al raduno sono tutti molto MAGA e c’è persino un tipo col cappellino rosso che somiglia sputato a Charlie Kirk. 

Scendono in campo media e propagandisti per sostenere che si tratta di intelligenza artificiale generata dai Democrats, ops… dagli starlighters, e la prova consisterebbe nel fatto che Patriota si ritrova sei dita. Ricordate la storia di metà marzo, del deepfake su Netanyahu e di lui che beve un caffè e mostra la mano, costretto a smentire di essere morto? Ecco, uguale.

Insomma, “The Boys” è l’adattamento di un fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson pubblicato per la prima volta nel 2006, dove i supereroi sono quasi sempre brutti e cattivi, anche sporchi, decisamente instabili, ma quando nel 2019 Amazon Studios ne fa una serie tv, le ipersfruttate saghe Marvel e Dc Comics mostrano già segni di stanchezza, mentre la prima presidenza Trump si avvia spedita verso il suo triste epilogo insurrezionale.

Pochi immaginavano che un universo superomistico parallelo così anticonvenzionale (e spesso disturbante) potesse entrare di slancio tra le migliori serie del decennio facendolo proprio, alimentandosi senza freni dei temi che lo hanno segnato, dal #MeToo all’omicidio di George Floyd, dal Covid alle distorsioni della politica americana, fino alla critica più corrosiva del trumpismo e alla quinta stagione dove non c’è più metafora, Obama oppure Thiel vengono citati con nome e cognome e nella sinossi ufficiale si legge: «Patriota controlla l’America ricorrendo al terrore fascista e imprigiona i dissidenti nei Campi della libertà». 

Il creatore della serie Eric Kripke già nel 2022, intervistato da Rolling Stone, non aveva fatto mistero del suo punto di vista: «Patriota è sempre stato per me un alter ego di Trump». Qualche dubbio, adesso, sarebbe potuto venire al signor Amazon-Jeff Bezos che col presidente MAGA fa buoni affari: al grido di «la democrazia muore nell’oscurità» ha spento la luce del suo Washington Post, figuratevi quanto poco gli sarebbe costato smantellare “The Boys”. Non è successo (ma si tratta pur sempre del capitolo finale), così la serie è ripartita con Patriota che lancia la sua bibbia griffata e taglia i programmi governativi di diversità, equità e inclusione; con uno strambo “super” che tortura starlighters a colpi di pene allungabile – e che finisce affettato già alla seconda puntata; con Abisso imbevuto di cultura incel e paladino del saluto al sole con l’ano; con l’ingresso di Oh-Padre, un tele-predicatore evangelico con superpoteri che piacerebbe a Pete Hegseth e che blatera «Io non sono venuto a portare la pace, ma la spada!». Più la solita dose di sesso, battute volgarissime, mutilazioni e omicidi splatter. 

Ai boys superstiti il compito di riorganizzare la resistenza, liberare i compagni detenuti e provare a ristabilire il buon vecchio stile di vita americano, anche a costo di rimetterci la pelle.

Kripke, in una recente intervista, si è augurato che tra dieci anni si possa guardare a “The Boys” e dirsi «non mi ci ritrovo per niente, il mio mondo funziona alla grande». Ma è un’altra la sua frase forse più attuale, seppure ormai datata: «Patriota non fa paura perché è potente. Fa paura perché è debole».


Fonte:

www.linkiesta.it

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