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Iran, shock finanziario dopo dichiarazioni Trump

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L’Onu mette in guardia sui rischi di un’ulteriore escalation dopo l’annuncio di nuovi attacchi contro l’Iran. Il segretario generale Guterres avverte: “Siamo sull’orlo di una guerra più ampia”. La Finlandia unico paese a tentare la via diplomatica con Teheran, mentre i mercati reagiscono con forti ribassi

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

A lanciare l’allarme è il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres: “Siamo sull’orlo di una guerra più ampia che travolgerebbe il Medio Oriente, con ripercussioni drammatiche in tutto il pianeta”. Il massimo rappresentante Onu ha parlato ai giornalisti, all’indomani del discorso del presidente americano Donald Trump, che ha prospettato ancora due o tre settimane di attacchi contro l’Iran.

Il richiamo Onu alla diplomazia

Parole che certificano un clima di crescente tensione internazionale. Il segretario generale ha ribadito con forza la necessità di una svolta diplomatica: “Il mio messaggio è chiaro. A Stati Uniti e Israele dico che è giunto il momento di porre fine a una guerra che sta infliggendo immense sofferenze umane e sta già innescando devastanti conseguenze economiche.”. “I conflitti non si risolvono da soli. Finiscono quando i leader scelgono il dialogo anziché la distruzione”, ed ha aggiunto: “Quella scelta esiste ancora e deve essere compiuta ora”. Guterres ha inoltre ricordato che “sono in corso sforzi diplomatici per individuare un percorso pacifico verso il futuro, e meritano lo spazio e il sostegno necessari per avere successo”.

Il tentativo diplomatico della Finlandia

Nel pieno della crisi, si registra un primo tentativo di riaprire il dialogo sul piano diplomatico. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha avuto un colloquio diretto con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, valutando possibili percorsi di distensione. “Abbiamo discusso della situazione in Iran e in Medio Oriente. Un cessate il fuoco e una soluzione diplomatica sono urgentemente necessari”, ha scritto Stubb in un messaggio pubblicato su X. Il leader finlandese ha sottolineato anche la necessità di “fermare gli attacchi contro i Paesi vicini e di liberare la navigazione nello Stretto di Hormuz”, uno dei punti strategici più sensibili per il commercio energetico globale. Nonostante le profonde divergenze tra le parti, Stubb ha ribadito l’importanza di mantenere aperti i canali di comunicazione: “È fondamentale continuare il dialogo”.

Mercati in fibrillazione

Sul fronte economico e finanziario, le conseguenze delle tensioni sono state immediate. Le dichiarazioni di Trump, che ha parlato di una guerra “prossima alla conclusione” senza però fornire tempistiche precise e preannunciando nuovi attacchi, hanno deluso gli investitori. Il risultato è stato un forte scossone sui mercati globali. Il prezzo del petrolio è balzato ai massimi. Il Brent, riferimento globale, è salito a 109 dollari al barile per giugno, segnando un incremento dell’8%. L’impatto si riflette anche sui consumatori: negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è salito a 4,08 dollari al gallone, con un aumento del 37% dall’inizio del conflitto. Ancora più marcato l’incremento del diesel, arrivato a 5,51 dollari, in crescita del 47%.

Il crollo delle Borse

Le borse hanno reagito negativamente. A New York, l’indice S&P 500 ha perso l’1,2% nelle prime fasi di contrattazione, invertendo il rialzo del giorno precedente. In Asia, il Nikkei 225 giapponese ha chiuso in calo del 2,4%, mentre i listini sudcoreani hanno registrato la performance peggiore, con una flessione del 4,5%. In Europa, lo Stoxx 600 ha ceduto l’1,5%, con ribassi diffusi nei principali mercati, da Londra a Parigi fino a Francoforte.


Fonte:

www.vaticannews.va

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