Europol ha coordinato la più ampia operazione mai condotta contro la propaganda terroristica diffusa tramite contenuti audio. Il Referral Action Day ha portato alla segnalazione di 17.298 URL su 40 piattaforme online, per un totale che supera le 1.100 ore di contenuti, equivalenti a circa 47 giorni di ascolto continuo. Un ruolo centrale è stato svolto dal nodo operativo di Madrid, da cui sono partite oltre 11.300 segnalazioni, pari a circa il 65 per cento del totale. In questo caso i materiali erano in larga parte file audio ospitati su 22 piattaforme digitali, un dato che fotografa con chiarezza lo spostamento progressivo della propaganda verso formati meno visibili e più difficili da intercettare.
L’operazione è stata avviata e co-diretta dall’EU Internet Referral Unit (contrasto online terrorismo), coinvolgendo investigatori specializzati provenienti da Belgio, Danimarca, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Serbia, Slovenia, Spagna e Svezia. Nelle settimane precedenti all’intervento, i contenuti sono stati raccolti e verificati per evitare interferenze con indagini in corso.
Il 3 marzo le URL sono stati trasmesse alle piattaforme di hosting per una valutazione in base ai rispettivi termini di servizio e, successivamente, circa il 77 per cento del materiale segnalato è stato rimosso. Nel mirino sono finiti contenuti riconducibili a diversi ambienti estremisti, dalle reti jihadiste a quelle di estrema destra; tra i materiali appaiono discorsi di leader terroristici, tracce audio che esaltano la violenza e, in modo significativo, i nashid: canti religiosi islamici eseguiti senza strumenti o con accompagnamenti minimi, sempre più spesso riadattati a fini propagandistici.
A questi si affiancano brani pensati per colpire sul piano emotivo, evocare rabbia o risentimento, glorificare il sacrificio e il martirio. Contenuti brevi, facilmente condivisibili, progettati per rafforzare nel tempo la narrazione e l’appartenenza, quasi veri e propri podcast della jihad. I nashid rappresentano uno degli strumenti più efficaci sotto il profilo comunicativo.
Non sono percepiti immediatamente come contenuti radicali, quindi circolano con maggiore facilità. Il loro impatto si basa su ritmo, ripetizione e carica emotiva, con l’obiettivo di rafforzare il senso di appartenenza, evocare scenari di sacrificio e consolidare una narrativa identitaria che contrappone un noi e un loro.
In molti casi vengono utilizzati come sottofondo in altri contenuti o diffusi autonomamente per mantenere vivo un immaginario condiviso. Ecco perché la propaganda audio è più difficile da moderare rispetto a video e immagini: richiede competenze linguistiche e contestuali e sfugge facilmente ai controlli automatici. Il risultato è una zona grigia in cui questi contenuti restano online più a lungo, aumentando l’esposizione dei soggetti più vulnerabili.
Allo stesso tempo, proprio perché meno espliciti, i contenuti audio – e in particolare i nashid – agiscono come un ingresso progressivo verso ambienti più radicali. Possono essere recepiti inizialmente come elementi culturali o religiosi, riducendo la diffidenza e creando le condizioni per un’esposizione graduale a messaggi più strutturati.
Va però chiarito che i nashid, nella loro origine, non nascono come strumenti di propaganda. Il loro utilizzo in chiave estremista è il risultato di una progressiva reinterpretazione operata da ambienti salafiti-jihadisti, che nel tempo ne hanno sfruttato la capacità evocativa. Già tra gli anni Settanta e Ottanta, in parallelo alla crescita di movimenti islamisti e ai contesti di conflitto in diverse aree del Medio Oriente e dell’Asia centrale, alcune produzioni iniziano a incorporare riferimenti militanti, contribuendo a trasformare il formato.
Con il consolidarsi di queste reti, i nashid vengono sempre più utilizzati come veicolo identitario: non solo accompagnano i contenuti propagandistici, ma contribuiscono a costruire un immaginario condiviso, fatto di appartenenza, sacrificio e legittimazione della violenza. In questo senso, diventano uno strumento utile per rafforzare il legame interno ai gruppi e incentivare forme di partecipazione attiva, inclusa la partenza verso zone di conflitto.
Un salto di qualità si registra con lo Stato Islamico, che ha sistematizzato l’uso dei nashid all’interno della propria macchina mediatica. Con la creazione nel 2013 della Ajnad Foundation, la produzione viene centralizzata e resa più professionale, integrando questi contenuti in una strategia comunicativa più ampia.
Nel giro di pochi anni, i nashid passano da prodotti prevalentemente in lingua araba a contenuti adattati in diverse lingue, con l’obiettivo di raggiungere un pubblico più ampio e diversificato. Questa evoluzione riflette un cambiamento più generale: la propaganda non punta più solo sulla forza del messaggio, ma sulla sua accessibilità e capacità di circolare in contesti differenti, mantenendo un profilo apparentemente innocuo ma altamente funzionale alla diffusione di narrazioni estremiste.
All’inizio del 2026, un esperto dell’EU IRU ha testimoniato in un tribunale svedese sul ruolo dei nashid nel percorso di radicalizzazione di un individuo poi condannato per terrorismo, legato alla preparazione di un attentato a Stoccolma nell’estate del 2025. Un elemento che conferma come questi contenuti, apparentemente secondari, possano avere un impatto concreto, operativo e letale.
Fonte:
www.linkiesta.it



