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Lagarde: “Economia sospesa tra due scenari”. FMI alza le stime sull’inflazione

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L’economia dell’area euro si sta muovendo in una zona intermedia, lontana dallo scenario centrale ipotizzato dalla Banca Centrale Europea dopo lo scoppio della guerra in Iran, ma senza ancora fornire segnali tali da giustificare una svolta restrittiva sui tassi.

A indicarlo è la presidente Christine Lagarde, che da Washington – a margine degli incontri primaverili del Fondo Monetario Internazionale – descrive un contesto in equilibrio instabile tra scenario di base e scenario avverso. Un quadro in cui la traiettoria dell’economia resta incerta e fortemente condizionata dall’evoluzione dei prezzi energetici. “Per capire con precisione dove ci troviamo rispetto a questi due scenari bisogna guardare al prezzo del petrolio, ai prezzi delle diverse categorie di carburanti, ai futures e a tutte queste variabili, considerando anche il gas”, ha spiegato.

Bce, l’economia resta in equilibrio fragile

La presidente Christine Lagarde ha indicato che l’economia dell’area euro si è progressivamente allontanata dallo scenario centrale delineato dalla Banca Centrale Europea in relazione alla guerra in Iran, senza tuttavia mostrare condizioni tali da orientare, allo stato attuale, verso un rialzo dei tassi.

“Siamo a metà strada tra lo scenario di base e quello avverso” ha spiegato Lagarde da Washington, a margine degli incontri primaverili del Fondo Monetario Internazionale, escludendo che Francoforte stia già assumendo un orientamento restrittivo. Il quadro resta quindi sospeso tra pressioni inflazionistiche alimentate dal rincaro dell’energia e un contesto macroeconomico ancora incerto. L’inflazione nell’area euro si mantiene ben al di sopra del target del 2%, mentre i mercati iniziano a prezzare una normalizzazione dei tassi nel corso dell’anno, pur escludendo un intervento immediato nella prossima riunione di politica monetaria.

FMI rivede lo scenario: inflazione in aumento e crescita Ue sotto pressione

Le nuove proiezioni del Fondo Monetario Internazionale indicano un contesto globale caratterizzato da inflazione più elevata e crescita più contenuta. Nell’area euro, i prezzi al consumo sono attesi in aumento del 2,6%, in linea con le stime della Banca Centrale Europea, ma questo quadro viene considerato sempre meno probabile da diversi esponenti della banca centrale con il protrarsi delle tensioni geopolitiche e il rischio di nuove pressioni sui prezzi energetici, anche legate allo Stretto di Hormuz.

In questo contesto, prende forma uno scenario più sfavorevole, che vedrebbe l’inflazione salire fino al 4,2%, mentre un ulteriore deterioramento potrebbe tradursi in una breve fase recessiva accompagnata da un’inflazione superiore al 6%.

Per ora, l’attenzione resta concentrata sulla trasmissione dei rincari energetici all’economia reale, in particolare sulle dinamiche salariali, già messe sotto pressione dopo il picco inflattivo registrato in seguito al conflitto in Ucraina. In questo quadro, la presidente Christine Lagarde ha ribadito un approccio guidato dai dati, sottolineando che le decisioni di politica monetaria dipenderanno dall’evoluzione del quadro macroeconomico e dalla natura, temporanea o persistente, delle spinte inflazionistiche.


Fonte:

www.finanzaonline.com

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