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Libano, un'intera famiglia uccisa da un attacco israeliano nella domenica di Pasqua

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Unicef: oltre 1,1 milioni di persone sfollate dal 2 marzo. Secondo il ministero della Salute libanese, dall’inizio delle operazioni israeliane sono morte oltre 1.400 persone, tra cui 126 minori. Sul terreno, la pressione militare continua ad aumentare a partire dalla capitale. Beirut è di nuovo sotto attacco

Guglielmo Gallone – Città del Vaticano

Avevano ricevuto l’ordine di evacuazione, ma non erano riusciti a lasciare la città. Non avevano un’auto, aspettavano qualcuno che potesse portarli via. Non è arrivato in tempo. A Kfar Hatta, nel sud del Libano, un raid israeliano ha ucciso sette persone. Di queste, sei appartenavano alla stessa famiglia. E una bambina aveva solo quattro anni.

Un episodio tutt’altro che isolato

Oggi l’area è stata bersagliata da raid aerei israeliani, nei quali sono state uccise almeno due persone. L’impegno della chiesa locale nel racconto di don Elie Gemayel: “Il …

Quello riportato dalle fonti libanesi oggi, proprio nella domenica di Pasqua, non è un episodio isolato. Già nelle ore precedenti, altri attacchi avevano colpito il sud del Paese: cinque morti a Maarakah, tra cui una donna, mentre in un raid su Habbush erano rimaste uccise due ragazze ed erano state ferite almeno 22 persone. È un bilancio che si inserisce in un quadro sempre più drammatico: secondo il ministero della Salute libanese, dall’inizio delle operazioni israeliane il 2 marzo sono morte oltre 1.400 persone, tra cui almeno 126 minori, mentre i feriti superano i 4.200. Di più, ha riferito oggi l’Unicef, “il conflitto in corso in Libano continua a costringere le famiglie ad abbandonare le proprie case, lasciando molte persone senza accesso a beni di prima necessità. Dal 2 marzo, oltre 1,1 milioni di persone, tra cui circa 390.000 bambini, sono state sfollate”, parlando peraltro di oltre 290.000 rifugi raggiunti e migliaia di famiglie aiutate. “I bambini in Libano non possono permettersi ulteriori ritardi. Hanno bisogno di un aiuto salvavita, adesso”, conclude l’organizzazione.

La situazione sul terreno

Sul terreno, la pressione militare continua ad aumentare a partire dalla capitale. Beirut è tornata sotto attacco: le Forze di difesa israeliane hanno annunciato raid contro “infrastrutture” di Hezbollah nella città. In particolare, nei sobborghi meridionali si susseguono bombardamenti e distruzioni. Dall’altra parte, Hezbollah ha rivendicato per la prima volta dall’inizio della guerra il lancio di un missile da crociera contro una nave militare israeliana al largo della costa libanese, sostenendo di aver colpito il bersaglio. L’esercito israeliano ha però negato di essere a conoscenza dell’episodio. La guerra si estende nel frattempo alle linee di collegamento strategiche. Israele ha annunciato l’intenzione di colpire il valico di Masnaa, principale punto di passaggio tra Libano e Siria, accusando Hezbollah di utilizzarlo per il trasferimento di armi. Le autorità locali hanno avviato l’evacuazione dell’area e il traffico è stato sospeso. Nelle ultime 24 ore, inoltre, le forze israeliane avrebbero distrutto 17 telecamere di sorveglianza nel quartier generale della missione ONU Unifil a Naqura. Secondo l’Idf, dall’inizio dell’offensiva sono stati colpiti oltre 2.000 obiettivi legati a Hezbollah.

Di fronte al timore di un’escalation irreversibile

Sul fronte diplomatico, cresce intanto il timore di un’escalation irreversibile. Il presidente libanese Joseph Aoun ha lanciato un appello per raggiungere al più presto i negoziati al fine di evitare che il sud del Paese subisca una distruzione simile a quella di Gaza. “Perché non trattare… finché possiamo salvare le case che non sono ancora state distrutte?”, ha detto, avvertendo che il Libano rischia di seguire la stessa traiettoria già vista nella Striscia.


Fonte:

www.vaticannews.va

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