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Mosca compra spazio sui media africani usando tecniche da Guerra Fredda

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Un’inchiesta di France 24 ha portato alla luce un sistema strutturato di influenza russa nei media dell’Africa occidentale, basato su un meccanismo tanto semplice quanto efficace: pagare la pubblicazione di articoli per orientare il dibattito pubblico.

Al centro dell’indagine c’è un database di 78 pagine che documenta nel dettaglio le operazioni: nome delle testate, link agli articoli pubblicati e compensi versati. Un’analisi riga per riga ha identificato circa 650 articoli piazzati tra giugno e ottobre 2024 in 35 diverse testate della regione, con pagamenti compresi tra 250 e 700 dollari per pezzo.

Non si tratta di casi isolati, ma di una vera e propria campagna coordinata. I contenuti seguono una linea editoriale coerente: anti-francese, anti-ucraina, filo-russa e favorevole all’Alliance of Sahel States, l’alleanza tra Niger, Mali e Burkina Faso. Gli articoli sono comparsi su media molto diversi tra loro: da siti già noti per la vicinanza a Mosca a testate rispettate, fino a piattaforme meno autorevoli ma con ampia diffusione, in paesi come Senegal, Ciad e Togo.

Il dato più rilevante è forse un altro: in molti casi, i media coinvolti non sembrano consapevoli dell’operazione, né destinatari diretti dei pagamenti. Questo suggerisce l’esistenza di intermediari in grado di inserire i contenuti nel circuito informativo locale senza destare sospetti.

I documenti analizzati da France 24 fanno parte di un leak ben più ampio: 1.431 pagine di materiali interni attribuiti a una struttura definita «The Company», una rete di circa 90 operatori attivi nel continente africano. I file sono stati condivisi in forma anonima con il media panafricano The Continent e verificati dall’organizzazione giornalistica Forbidden Stories, che già a febbraio aveva ricostruito il funzionamento interno della rete.

Secondo queste ricostruzioni, «The Company» sarebbe stata inizialmente legata a Yevgeny Prigozhin, fondatore della compagnia militare privata Wagner. Dopo la sua morte nell’agosto 2023, il controllo sarebbe progressivamente passato al servizio di intelligence estero russo, l’Svr.

Il quadro che emerge è quello di un’operazione sistematica e relativamente a basso costo: con poche centinaia di dollari per articolo, è possibile influenzare l’ecosistema mediatico di interi Paesi. Una strategia che combina elementi nuovi – come la scala digitale e la velocità di diffusione – con pratiche ben radicate nella tradizione dell’intelligence russa.

Durante la Guerra Fredda, il Kgb utilizzava le cosiddette misure attive per inserire narrazioni nei media stranieri, facendole apparire come locali. Oggi, quelle stesse logiche sembrano riemergere in forma aggiornata: non propaganda diretta, ma influenza mimetizzata, capace di sfruttare le fragilità economiche e strutturali dei sistemi mediatici.

In Africa occidentale, dove la presenza occidentale è sempre più contestata e gli equilibri geopolitici sono in rapido mutamento, l’informazione diventa così un terreno di competizione strategica. E il prezzo per entrarci, a quanto pare, può essere sorprendentemente basso.


Fonte:

www.linkiesta.it

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