HomeEconomiaPiazza Affari, Equita: outlook moderatamente positivo ad aprile nonostante la volatilità

Piazza Affari, Equita: outlook moderatamente positivo ad aprile nonostante la volatilità

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Nonostante il ritorno della volatilità sui mercati finanziari, la visione sull’azionario resta moderatamente positiva. È quanto emerge dal Monthly Italy, l’analisi mensile di Luigi De Bellis, responsabile ricerca di Equita, che sottolinea come l’attuale fase di incertezza possa prolungare le oscillazioni nel breve periodo, senza però compromettere lo scenario di fondo.

I fondamentali macroeconomici, infatti, non indicano al momento una recessione come scenario centrale. A sostenere il quadro contribuiscono politiche fiscali più espansive, soprattutto in Europa, e valutazioni azionarie che risultano più interessanti rispetto agli Stati Uniti, dove i multipli restano più elevati e l’attenzione degli investitori si concentra in modo selettivo su temi come intelligenza artificiale e private credit.

La strategia di Equita per il mese di aprile

In questo contesto, l’approccio suggerito dall’analista della Sim milanese resta improntato alla qualità. Secondo De Bellis, è opportuno privilegiare società in grado di garantire solidità degli utili, buona visibilità dei flussi di cassa e capacità di difendere i margini anche in presenza di costi più elevati, evitando al contempo livelli eccessivi di leva finanziaria. A questa impostazione si affianca la necessità di mantenere una quota di liquidità tattica, utile per cogliere opportunità qualora la volatilità dovesse tradursi in fasi di debolezza più marcate.

Guardando al medio periodo, lo scenario di banche centrali in pausa e il progressivo recupero degli utili rappresentano elementi di supporto per un’impostazione costruttiva sui mercati azionari. Ad aprile il portafoglio raccomandato da Equita rimane sostanzialmente invariato, con un livello di investimento pari al 95,8%, in lieve calo rispetto al 96% del mese precedente ma comunque superiore al peso neutrale del 90%.

Cosa è successo a marzo

Sul fronte italiano, il mese di marzo ha evidenziato una maggiore debolezza nel segmento delle medie e piccole capitalizzazioni. Il FTSE Italia Mid-Cap ha registrato una flessione dell’11%, riportando le valutazioni su livelli storicamente interessanti, con un rapporto prezzo/utili atteso al 2027 intorno a 12 volte. In questo contesto, alcune società che hanno subito correzioni risultano particolarmente interessanti, tra cui Cembre, Ariston Holding, Moltiply Group, Intercos, SeSa e Reply.

Il mese di marzo è stato dominato da un forte aumento della volatilità, innescato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenti tensioni sul fronte energetico. In particolare, la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz ha rappresentato un elemento di discontinuità, introducendo il rischio non solo di un aumento dei prezzi dell’energia ma anche di vincoli fisici all’offerta.

I mercati azionari hanno reagito con correzioni significative ma ordinate. L’azionario globale ha registrato un calo del 7,7% in dollari e del 5,4% in euro, mentre in Europa il STOXX Europe 600 ha perso il 7,1% e il FTSE Italia All-Share il 6,5%. Negli Stati Uniti, il S&P 500 ha chiuso a -6% e il NASDAQ Composite a -6,2%, mentre i mercati emergenti hanno registrato una flessione più marcata, pari al 9,3% in euro.

Secondo Equita, si tratta di movimenti coerenti con gli episodi storici di conflitti regionali, che generalmente producono ribassi compresi tra il 5% e il 10%, con flessioni più ampie solo in presenza di shock energetici prolungati. Ai livelli attuali, una parte significativa della correzione sembra già incorporata nei prezzi, soprattutto in uno scenario che prevede una graduale de-escalation delle tensioni o, quantomeno, un contenimento degli effetti macroeconomici più estremi.

Lo shock energetico ha avuto ripercussioni anche sulle aspettative sui tassi d’interesse. Negli Stati Uniti, il mercato non sconta più tagli nel 2026, ma tassi sostanzialmente stabili, mentre in Europa sono attesi rialzi cumulati fino a 75 punti base entro fine 2026, con un primo intervento possibile già ad aprile.Le banche centrali si trovano così in una posizione complessa, strette tra pressioni inflazionistiche e rischi di rallentamento economico, anche se nel breve termine è probabile che mantengano un atteggiamento attendista.

 


Fonte:

www.wallstreetitalia.com

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