“La crisi è passata da uno shock dei prezzi dei carburanti a una disfunzione dei sistemi operativi e in particolare dei sistemi sanitari”. Mentre continuano a essere presi di mira ospedali, medici e infermieri: dall’inizio dell’escalation della crisi in Medio Oriente fino al 15 aprile, in Libano ci sono stati 133 attacchi a strutture sanitarie certificati con 206 feriti e 88 decessi tra gli operatori; in Iran 24 attacchi e 9 decessi; in Israele 6 strutture colpite senza feriti o morti. Ad aggiornare i dati è il quarto rapporto globale dell’Organizzazione mondiale della sanità incentrato sui Paesi colpiti dal conflitto in corso.
Quanto all’impatto sulla popolazione, sempre secondo i dati dell’Oms, in Iran si registrano circa 3,2 milioni di sfollati, 32.314 feriti e 2.362 morti. In Libano 1.049.328 sfollati, 6.921 feriti e 2.124 morti. In Israele 740 feriti e 26 morti.
Da Gaza a Cuba, passando per la Siria, il report passa in rassegna problemi legati alla carenza di carburante e alla crisi energetica in corso, che vanno dal fallimento della catena del freddo alle interruzioni nella fornitura di medicinali e le limitazioni nei trasporti di pazienti.
La cessazione delle ostilità, conseguente al cessate il fuoco di 14 giorni, conclude l’Oms, “resta fragile, evidenziando la necessità di mantenere la prontezza operativa in vista di un possibile peggioramento della situazione”.
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