Anche le particelle prodotte durante la degradazione delle bioplastiche pongono rischi per la salute: uno studio condotto su topi indica che questi frammenti possono attraversare la placenta, accumularsi in diversi organi del feto e interferire con il suo sviluppo. La ricerca è stata guidata dalle cinesi Anhui Medical University e Fudan University, ed è stata pubblicata sulla rivista Plos Biology. Secondo i ricercatori, è necessario ripensare l’approccio alle alternative alla plastica, comunicando in modo più chiaro i potenziali rischi ai consumatori, per metterli nelle condizioni di fare scelte più consapevoli.
Il materiale più utilizzato attualmente per la realizzazione delle plastiche ecocompatibili è l’acido polilattico o Pla, che è ricavato principalmente dall’amido contenuto in piante come mais e canna da zucchero. Negli ultimi 20 anni la sua diffusione è aumentata esponenzialmente, e per questo motivo gli autori dello studio coordinato da Yichao Huang e De-Xiang Xu dell’Anhui Medical University e da Mingliang Fang della Fudan University hanno voluto investigare i possibili effetti sulla salute delle nanoparticelle prodotte dalla degradazione del Pla.
I ricercatori hanno esposto topi gravidi alle particelle, in dosi proporzionali a quelle a cui sono tipicamente esposte le persone. I risultati mostrano che le nanoplastiche attraversano la placenta e si accumulano nel feto. Inoltre, le particelle interferiscono con una via di segnalazione che controlla lo sviluppo dei vasi sanguigni nella placenta, e questo rallenta la crescita del feto. “Ciò che abbiamo scoperto ci ha davvero stupito”, commenta Mengjing Wang dell’Università della California a San Francisco, co-autore dello studio. “Anche in uno scenario di esposizione realistico durante la gravidanza, le nanoplastiche possono penetrare la placenta e persino raggiungere il feto”.
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