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Scoperto uno straordinario fossile di farfalla imperatore (conservato perfettamente): ha 34 milioni di anni

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In Francia scoperto il fossile di una farfalla imperatore di 34 milioni di anni: ali, ocelli e venazione sono conservati benissimo

Per anni è stata una lastra tra le altre, ferma dentro una collezione, con il suo silenzio da pietra e il suo tempo geologico addosso. Poi qualcuno l’ha guardata davvero. Da lì è riemersa una farfalla vissuta nel Rupeliano, tra 33,9 e 28,4 milioni di anni fa, quando nell’area di Céreste, nel sud-est della Francia, c’erano laghi bassi e tranquilli, con salinità variabile, capaci di trattenere nei sedimenti insetti, piante, pesci, uccelli e mammiferi. Dentro quelle laminazioni argilloso-calcaree sottilissime, i cosiddetti Papierschiefer, è rimasto impresso anche questo fossile di farfalla imperatore, oggi descritto come Apaturoides monikae.

La forza del reperto sta tutta nella qualità della conservazione. Gli autori spiegano che si vedono quasi per intero le ali destre, gran parte dell’ala anteriore sinistra, la testa senza le antenne complete, il torace e buona parte dell’addome. La lastra conserva sia la parte sia la controparte, e questo permette di leggere il corpo dell’insetto da più lati, con una precisione rara per animali così fragili. Il campione fu raccolto da Herbert Lutz nel 1979 nella formazione Campagne-Calavon, oggi all’interno della Riserva geologica nazionale del Luberon.

Le dimensioni aiutano anche a immaginarla viva. Gli studiosi stimano un’apertura alare di circa 9 centimetri e una lunghezza dell’ala anteriore di circa 4,1 centimetri. Si distingue perfino una spiritromba ben sviluppata, lunga circa 0,9 millimetri. Sulle ali anteriori compaiono due macchie oculari, sulle posteriori tre, con il classico puntino chiaro al centro e gli anelli più esterni ancora leggibili. È proprio quel livello di dettaglio a rendere il fossile così prezioso: qui restano visibili sia la venazione sia una parte del disegno alare.

Le farfalle nei giacimenti fossili sono rare per una ragione semplice: si rompono, si degradano, spariscono. Nel record fossile dei Lepidotteri molti reperti arrivano dall’ambra, quindi da contesti molto diversi, e una revisione recente ricordata nel paper riduce drasticamente il numero dei veri fossili di farfalla riconosciuti con sicurezza. Dentro quel quadro, i Nymphalidae sono già un gruppo importante; le Apaturinae, invece, finora restavano senza un fossile attribuibile con certezza. Questo esemplare colma proprio quel vuoto.

La somiglianza con alcune farfalle moderne passa dagli ocelli

A prima vista il pattern delle ali può ricordare specie del genere Junonia, in particolare per la disposizione degli ocelli. Gli autori lo scrivono con chiarezza. Poi arrivano le differenze decisive: la posizione di alcune nervature, l’origine di R1, quella di CuA2, la forma generale delle ali. C’è un carattere che pesa più degli altri, la presenza di cellule alari aperte, un tratto che indirizza il fossile verso le Nymphalidae. Da lì il confronto con tutte le sottofamiglie porta alla soluzione più solida: il reperto si colloca nelle Apaturinae.

Gli studiosi spiegano anche perché il nome non può essere semplicemente Apatura. La parentela è stretta, la venazione la avvicina alle moderne farfalle imperatore, eppure la forma dell’ala anteriore resta diversa, con un angolo di circa 73 gradi tra margine interno ed esterno, mentre nelle specie di Apatura comparabili quell’assetto cambia sensibilmente. Anche il profilo dell’ala posteriore segue una strada sua. Da qui nasce Apaturoides, un nome costruito apposta per dire “somigliante ad Apatura” senza forzare l’inserimento dentro un genere attuale. L’epiteto monikae rende omaggio a Monika Lutz-Scholz.

Oggi le Apaturinae comprendono più di 80 specie distribuite in 22 generi, con una presenza importante nel Paleartico, nell’area indo-australiana, in Africa e in parte delle Americhe. Sono le farfalle che chiamiamo imperatore, un nome che si porta dietro un’idea di imponenza e di volo elegante. Questo fossile arriva proprio da un tratto di tempo che per loro conta moltissimo. Secondo le stime molecolari richiamate nello studio, la sottofamiglia si sarebbe separata dalle Biblidinae circa 47–52 milioni di anni fa, mentre la diversificazione verso i generi moderni sarebbe iniziata attorno a 33 milioni di anni fa. L’età di Apaturoides monikae cade quasi esattamente lì, vicino a quella soglia.

farfalla fossile farfalla fossile

©SMNS, Hossein Rajaei

Una linea antica che oggi serve anche come punto di calibrazione

Il valore del reperto, infatti, supera la descrizione di una specie nuova. Nel lavoro pubblicato su Acta Palaeontologica Polonica, gli autori lo indicano come un nuovo punto di calibrazione fossile diretto per ricostruire le relazioni evolutive e i tempi di divergenza delle farfalle imperatore. In pratica, questa farfalla aiuta a mettere un paletto nel calendario profondo del gruppo. Il paper suggerisce anche un’ipotesi più precisa: Apaturoides monikae potrebbe rappresentare una linea estinta vicina alla base del clade di Apatura, quindi un ramo ancestrale rimasto fuori dai generi che oggi conosciamo.

C’è poi un aspetto che in questi casi conta quasi quanto il fossile. Il reperto è rimasto fermo per decenni, poi è tornato utile quando è arrivata la domanda giusta. Vale per i giacimenti protetti, vale per i musei, vale per quelle collezioni che sembrano immobili e invece continuano a lavorare nel tempo lungo della scienza. Questa farfalla dell’Oligocene è rimasta chiusa nella roccia abbastanza a lungo da diventare una risposta. E le risposte che arrivano dopo 34 milioni di anni di solito pesano parecchio.

Fonte: Acta Palaeontologica Polonica

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Fonte:

www.greenme.it

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