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Se Meloni sta con Orbán allora sta anche con Putin, e quindi contro l’Europa

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Negli ultimi quattro anni Giorgia Meloni ha provato a costruire un profilo europeista senza mai rinunciare alla sua matrice sovranista. Ha flirtato con l’atlantismo, ma senza rompere davvero con il trumpismo; ha evocato Mario Draghi, salvo poi ricadere spesso in un registro populista. È un esecutivo che ha fatto dell’ambiguità strategica la sua cifra politica. E oggi questa doppiezza la paga, in un contesto internazionale diventato sempre più caotico, che richiederebbe fermezza e decisione, non incertezza. Soprattutto dal 2025, cioè da quando il presidente degli Stati Uniti è Donald Trump, antiatlantista, antieuropeista, anche antiamericano. «Il problema è che l’ambiguità del governo non è nemmeno più strategica», dice a Linkiesta il senatore Carlo Calenda, segretario di Azione. «Non c’è alcuna utilità nello stare dalla parte di Trump e J. D. Vance. Trump è uno dei principali nemici dell’Europa, forse persino più pericoloso di Vladimir Putin, perché punta a disarticolarla e a trasformarla in un’area a trazione sovranista. E senza unità, semplicemente, l’Europa non esiste più».

Senatore Calenda, è già finita la favola di Meloni europeista e atlantista?È chiaro che l’interesse nazionale nostro è nell’Europa con una massa critica, quindi in un’Europa che è più forte dal punto di vista comunitario. E quindi si dibatte come un pesce fuor d’acqua, Meloni, nel senso che non può che andare in un posto dove non vuole andare. Vorrebbe stare con Trump, che però si è rivelato un pazzo furioso e quindi si trova a dover convivere con l’Europa. Questo è il senso di Meloni: sono una madre, sono cristiana, ma non so da che parte stare.

Alla vigilia delle elezioni in Ungheria, prima il vicepresidente statunitense J.D. Vance e poi lo stesso Viktor Orbán hanno ricordato che Meloni è sempre stata dalla loro parte, anche se lei in questi anni spesso ha provato a posizionarsi dal lato dell’Europa.È uno dei tanti paradossi, perché se sei legata a Trump, Vance, Orbán, sei legata anche a Putin, che sta attaccando l’Europa. Va riconosciuto a Meloni l’essere riuscita, in alcune circostanze, a forzare la mano a Orbán al Consiglio europeo sui veti all’Ucraina. Ma proprio qui sta il paradosso, perché è un mondo che non prevede il fatto che tu possa sostenere l’Ucraina e anche queste persone, che sono nemiche dell’Ucraina.

Oggi Meloni sta pagando la sua amicizia con Trump?Secondo me sì, e l’abbiamo visto con il referendum. Ha pagato la sensazione di essere dal lato sbagliato della storia. Perché se sei associata a Trump e a [Benjamin] Netanyahu non può che andare così.

Sta pagando anche l’alleanza con uno dei partiti più vicini alla Russia di Putin, e che parla di nuovo di acquistare gas russo?Questo è un punto ancora differente. Giovedì in Aula Matteo Richetti ha detto: “Liberate il vero governo”, che sarebbe il bipopulismo gialloverde, Lega e Movimento 5 stelle. È il bipopulismo che sta dietro le quinte della destra e della sinistra, ed è filorusso, non solo perché vuole comprare il gas russo, ma perché vuole smettere di aiutare l’Ucraina, perché sostanzialmente dice no a un’Europa armata e indipendente e di fatto sono un’unica forza posizionata in due schieramenti diversi, e gioca la partita di Putin.

Perché un governo che dice di voler difendere l’Italia a tutti i costi non si spende, anche materialmente, per la difesa?L’ho chiesto giovedì al ministro della Difesa Guido Crosetto. È stato abbastanza divertente, perché il governo dice che serve investire dagli otto agli undici miliardi, quest’anno andrebbe fatto con uno scostamento di bilancio. Quindi l’idea era: esco dalla procedura di infrazione, faccio lo scostamento di bilancio e investo questi soldi. Ma non lo faranno. Crosetto l’ha detto con grande chiarezza. Io gli ho fatto notare che non abbiamo una difesa pronta a difendere l’Italia, a partire dal fatto di avere un solo sistema Samp/T. Crosetto ha dovuto riconoscere che la difesa non è pronta, ma per un governo riconoscere che il Paese non si può difendere è una responsabilità enorme.

A proposito di sicurezza, nel discorso rientra anche la sicurezza energetica. C’è stato il decreto bollette, che lei ha già commentato dicendo che è una cosa buona ma insufficiente. Sembra che sul tema il governo non si muova sui dossier più grandi e importanti. Perché?Fermo da due anni c’è un decreto sul nucleare, che secondo me è l’esempio perfetto dell’irresolutezza del governo. Perché hanno paura che sia impopolare. Solo che se ti fai fermare da questo allora rischi di non fare più niente. E lo dico senza entrare nel dettaglio di un decreto scritto per produrre effetti molto lentamente, ma resta nel cassetto perché il ministro Pichetto Fratin è molto debole e perché Meloni non vuole correre rischi.

Ieri è stato finalizzato il cambio al vertice di Leonardo, con Lorenzo Mariani indicato come prossimo amministratore delegato al posto di Roberto Cingolani. La notizia l’ha sorpresa?Il tema è la mancanza di comunicazione, perché io non sono in grado di giudicare fino in fondo perché hanno rimosso Cingolani. O meglio, la decisione sembra sbagliata visti i risultati portati da Cingolani. Ma possono esserci delle ragioni, che in ogni caso un governo deve spiegare.

Sembra l’ennesimo capitolo della stessa storia, di un governo che non dialoga all’esterno.Ma in realtà con noi su alcuni temi ha dovuto dialogare, come sull’energia. Solo che in questo caso non c’è da parlare solo con l’opposizione, devi spiegarla anche ai mercati, che infatti hanno reagito molto negativamente alla notizia.

Potrebbe essere un regolamento di conti, o un riequilibrio delle forze, nella destra?Non lo so se è così.

Va bene, allora quali sono le alternative possibili?Ci sono tre opzioni per cui non è stata spiegata questa decisione. Una è che si tratta di questioni altamente riservate, ad esempio che afferiscono alla sfera dei servizi, per cui non si può raccontare. La seconda opzione è che c’è un veto americano ai progetti come il programma Michelangelo Dome, che avrebbe messo in allerta gli Stati Uniti. Oppure, terza opzione, c’è davvero dietro una questione di amichettismo, ma non voglio credere che sia così.

Prima di chiudere, devo farle una domanda su una dichiarazione di Matteo Renzi, che ha detto: «Non metto veti su Calenda», ma anche «non c’è spazio per il Terzo Polo nel campo largo». Cosa significa?Qui l’unico problema è che Renzi si comporta come se facesse parte del campo largo, ma non è così. Continua a dirlo nelle interviste e ovunque, ma nelle foto dei leader del campo largo ci sono sempre i soliti quattro, Fratoianni, Bonelli, Schlein, Conte. Peraltro lui per farsi ammettere da Conte ha accettato di votare no al referendum, poi per ovvi motivi non dice mai come ha votato. È una cosa di una tale enormità. Gli dico: Matteo, non sei l’ultimo arrivato, sei stato il Presidente del Consiglio di questo Paese, schiena dritta e di’ quello che pensi.


Fonte:

www.linkiesta.it

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