Non sarà Gesù, d’accordo. Ma devo confessare che ieri, scorrendo la sfilza di dichiarazioni di devozione al pontefice di Roma da parte di presidente del Consiglio, ministri, parlamentari e semplici opinionisti sovranisti, sono stato sfiorato dal sospetto che anche il presidente degli Stati Uniti, come si diceva del capo del governo italiano giusto un secolo fa, sia stato mandato dalla provvidenza, per ragalarci la soddisfazione di un simile spettacolo. Per chi ieri avesse avuto altro da fare, riassumo i fatti nel modo più asettico possibile.
In breve, Donald Trump si è prima lanciato in una lunga invettiva contro il Papa via social network, condita da accuse peraltro piuttosto incongrue, considerato il bersaglio, come quella di essere «debole con il crimine», neanche fosse un sindaco di sinistra in cerca di riconferma. Dopodiché ha postato un’immagine realizzata con l’Intelligenza artificiale in cui sembrava vestire i panni di Gesù nell’atto di guarire un malato, solo che alle sue spalle, al posto del coro angelico, campeggiavano caccia bombardieri e soldati americani.
Una scelta che ha suscitato ampia riprovazione in America, anzitutto tra le personalità più in vista della destra religiosa, e persino un comunicato ufficiale pubblicato sul profilo X dell’Ordine dei cavalieri templari per chiedere l’immediata rimozione dell’«immagine offensiva e blasfema». Il post è stato poi effettivamente cancellato, sebbene Trump abbia sostenuto in tv di essersi ritratto semplicemente nei panni di un dottore, mica di Gesù, e che al solito era tutta una montatura dei media ostili: «Doveva essere un’immagine di me come dottore, che fa star meglio le persone.
E in effetti io faccio star meglio le persone, molto meglio». Svestiti dunque i panni del Messia per indossare quelli del re taumaturgo, Trump tornava ad attaccare il Papa, spiegando di non avere alcuna intenzione di scusarsi perché «Papa Leone ha detto cose sbagliate, perché è molto contrario a quel che sto facendo in Iran e non si può avere un Iran potenza nucleare».
Nel frattempo, in Italia, dopo una prima dichiarazione in cui al mattino si era limitata a esprimere al pontefice «il ringraziamento e l’augurio più sincero per il buon esito del viaggio apostolico che lo condurrà per la prima volta in Africa», a fine giornata Meloni dettava alle agenzie una netta correzione di rotta, resa ancora più evidente dal goffo tentativo di spacciarla per una banale precisazione: «Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza. Trovo inaccettabili le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre» (qui il testo integrale della prima e della seconda dichiarazione riportati dal sito del governo, che evidentemente differiscono per alcuni milioni di particolari: riuscite a individuarli tutti?).
Più tempestivo era stato invece Matteo Salvini, che a Telelombardia aveva preso subito le difese del Papa, dicendo che attaccarlo non gli sembrava cosa «né intelligente né utile da fare». Insomma, dopo aver fatto a pugni per salire sul carro di Trump, i sovranisti italiani ora fanno a gara per scenderne, visti anche gli effetti del suo aperto sostegno in tutte le elezioni tenute da quando è presidente, e da ultimo in Ungheria.
Fonte:
www.linkiesta.it



