(di Agnese Ferrara)
Dopo gli spettacoli teatrali portati
nelle scuole e nei festival dal titolo ‘La scienza che a scuola
non ci hanno raccontato’, dedicati alla storia di grandi donne
scienziate che hanno contribuito al progresso scientifico ma che
sono state oscurate, le divulgatrici della community GenS –
Generazione Stem – fatta di ragazze appassionate di materie
scientifiche, denunciano l’urgenza di colmare il divario di
genere nel campo dello sviluppo di software per l’intelligenza
artificiale che si dimostra infarcita di pregiudizi e bias di
genere. Per colmare il divario servono scelte di parità e anche
più donne laureate nelle materie ‘stem’ (scienze, tecnologia,
ingegneria, matematica): in Italia sono il 18% rispetto ad una
media europea del 26%.
“Il 70% degli sviluppatori di software per l’IA sono uomini,
attesta l’ultima indagine dell’Organizzazione internazionale del
lavoro, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di
promuovere la giustizia sociale e i diritti umani, – spiega
all’ANSA Alessandra Cravetto, founder della community GenS. –
Solo il 30% delle donne ricopre ruoli di progettazione e
sviluppo di modelli di linguaggio e chatbot e questo si riflette
nelle analisi e nelle risposte del sistema. Già le donne sono il
doppio più a rischio di perdere il lavoro rispetto agli uomini
per l’impiego dell’intelligenza artificiale, basti pensare ai
ruoli di segretariato ed amministrativi che per la maggior parte
sono svolti da donne e che verranno facilmente sostituiti”.
“Noi vogliamo essere propositive affinché l’IA possa essere
usata come strumento e non come nemico delle donne – precisa
Cravetto. “Lo facciamo abbattendo gli stereotipi per cui le
donne non sono adatte alle materie scientifiche e quindi alla
scarsità di laureate Stem, soprattutto in Italia: il 18% contro
il 26% in Europa nel 2024. Secondo Confindustria nei prossimi 5
anni il fabbisogno di nuovi occupati in questi ambiti toccherà 2
milioni”.
“Spesso sono proprio le donne stesse ad autosabotarsi non
considerandosi all’altezza. Inoltre c’è ancora una forte
differenza tra nord e sud Italia, per troppo tempo la scienza è
stata sottratta alle donne, abbiamo bisogno di loro che sono
anche più brave degli uomini. Con la creazione di questa
community raccontiamo le nostre esperienze e quelle di
scienziate coraggiose anche attraverso format teatrali per
condividere conoscenze e competenze al fine di avvicinare sempre
più giovani ragazze alle materie scientifiche, svolgendo anche
attività di orientamento organizzate nelle scuole di tutta
Italia”, sottolinea ancora Cravetto.
Nel format teatrale portato nelle scuole e ai festival, le
divulgatrici Gen’S raccontano la storia delle scienziate
‘oscurate’. È il caso di Ada Byron Lovelace che anticipò l’uso
dei computer oltre le operazioni matematiche e combinò la sua
natura caparbia e romantica con la scienza e di Fatima al-Fihri,
musulmana, marocchina, fondatrice della più antica istituzione
di istruzione superiore, al-Qarawiyyin di Fès. “Invece nei
programmi europei Fez e i centri islamici sono quasi assenti.
Risultato: meno modelli per ragazze e ragazzi. Rimettere al
centro Fatima arricchisce, non toglie nulla a nessuno” spiegano
le divulgatrici durante lo spettacolo.
Maggiori informazioni su generazionestem.it e @gen_S.
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Fonte:
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