Il Primo Maggio in piazza, tra festa e musica, ha avuto il suo strascico di polemiche. A Roma e a Taranto, con i palchi più importanti per la Festa dei Lavoratori, i concerti hanno travalicato i confini dello show per toccare in più occasioni quello degli slogan politici. La guerra in Palestina, le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, l’azione della Global Sumud Flotilla, sono stati i temi su cui hanno puntato molti artisti, oltre al diritto a un lavoro dignitoso, sicuro, ben retribuito.
E Delia, tra gli artisti sul palco di piazza San Giovanni, è finita nel mirino del web per aver cambiato il testo di Bella Ciao, sostituendo ‘essere umano’ alla parola ‘partigiano’. Dopo aver chiarito già ieri che la sua scelta era stata quella di allargare all’attualità il messaggio del brano, oggi la cantante è tornata sulla questione con un lungo post su Instagram. “Bella Ciao è il simbolo di quella libertà che abbiamo bisogno di cantare, oggi e sempre, con sensibilità e coscienza. Mentre ci indigniamo per una parola cambiata, da oltre quattro anni in Ucraina muoiono civili che non hanno scelto di combattere, da settimane in Iran vengono calpestati diritti fondamentali e migliaia di persone hanno già perso la vita, ci indigniamo per una parola cambiata mentre a Gaza sta avvenendo un vero e proprio genocidio. Se una canzone, ottant’anni fa, è stata simbolo di libertà, possiamo esserne fieri. E se oggi può ancora servire a stimolare una riflessione su ciò che accade nel mondo, allora ha senso cantarla”.
Video Delia canta Bella Ciao, ma ‘partigiano’ diventa ‘essere umano’
Il concerto Uno Maggio Libero e pensante di Taranto, invece, si è collegato direttamente con una delle imbarcazioni della Flotilla sfuggita all’abbordaggio della marina israeliana. Ma è stato l’accostamento della foto di Giorgia Meloni in un manifesto elettorale a quella di Benito Mussolini sulla copertina de La Domenica del Corriere a scatenare le polemiche.
Autore del gesto il rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ospite a Taranto, che ha spiegato così la sua scelta: “Da Benito a Giorgia c’è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo” e definendo la visione della destra attuale “profondamente fascista nella sua ideologia”. Un intervento bollato come propaganda scadente da Fratelli d’Italia, partito della premier: “Utilizzare la musica ed il tema del lavoro per fare populismo è semplicemente vergognoso”.
A Taranto è intervenuta anche Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per il territorio palestinese. “Il giorno dei lavoratori va commemorato e non festeggiato, come si fa a 500 km da qui mentre si festeggia con un grande concerto, sponsorizzato tra gli altri dall’Eni, un’azienda che è un emblema, certo non il peggiore, dello sfruttamento dell’ambiente e delle persone che lo abitano – ha detto sul palco -. La consapevolezza è la chiave per attivare un processo dialettico di liberazione. A Taranto come a Gaza, in Palestina come in Italia, in Europa”.
“Per me questo – ha detto ancora riferendosi al concertone e ai morti sul lavoro – non è un gesto simbolico ma un tributo ai caduti dell’Ilva come ai caduti in Palestina”. Intanto a Roma, in piazza San Giovanni, Piero Pelù definiva Benito Mussolini “un morto sul lavoro”. “Nel 1945, con l’Italia devastata dal fascismo e dalla guerra, il duce degli italiani, mentre scappava travestito da soldato tedesco, fu scoperto e ucciso dai partigiani. Mussolini è un morto sul lavoro, ma è un morto sanguinario e traditore”, ha chiosato il frontman dei Litfiba al grido di Palestina Libera.
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