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Schlein ai riformisti: 'Il Pd casa vostra ma non rinuncio a posizioni chiare'

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La memoria di un grande tessitore come Aldo Moro ha offerto ai riformisti Pd l’occasione per mostrarsi con Elly Schlein, all’indomani dell’uscita dal partito della deputata Marianna Madia, approdata in zona Iv. A Roma, alla presentazione di un libro sullo statista Dc, mentre la segretaria sedeva al tavolo di presidenza, in platea cercavano posto diversi esponenti della minoranza interna. Il messaggio è stato chiaro: eccoci qua, restiamo con te. Almeno per ora. E Schlein ha rassicurato. “Dispiace sempre quando qualcuno decide di andarsene – ha detto – Madia è stata anche mia compagna di banco quando sono arrivata. Le idee riformiste continueranno ad avere piena cittadinanza nel Pd”. Poi, però, un avvertimento: “Uniti e compatti, ma con una idea chiara”. Cioè: “Continueremo a fare il nostro lavoro in un logica unitaria, inclusiva, che rispetta il pluralismo”, e per questo, “non penso” che ci sia il pericolo di altre uscite riformiste, dopo quella di Madia. Però attenzione: il partito “vuole avere delle posizioni chiare, quelle che hanno convinto tanta gente a ridarci fiducia”.

Tradotto: bene il dialogo, ma spetta a me tirare le somme e dare la linea. Come quella “testardamente unitaria”, che dal “minimo storico” toccato dal partito dopo il voto del 2022, ha portato il Pd ad essere “la prima forza di opposizione, saldamente il perno attorno a cui costruire l’alleanza progressista, insieme dei nostri alleati”. Da Bologna, però, Romano Prodi ha sparso scetticismo: l’opposizione “non è pronta a offrire un’alternativa di governo. Prima di tutto perché non si sa con quale legge elettorale si va”. La questione riaperta dall’uscita di Madia è quella del centro, della formazione che potrebbe nascere per rappresentare il centro del centrosinistra. Se prima o poi affiorerà, altri riformisti potrebbero essere tentati di lasciare il Pd. Come il senatore Graziano Delrio, gli europarlamentari Giorgio Gori e Pina Picierno. Alla presentazione del libro su Moro, il centro che guarda a sinistra ha affiancato la segretaria: Pier Ferdinando Casini da una parte e Dario Franceschini dall’altra, al tavolo di presidenza. Per Franceschini, chi si diletti a immaginare dove oggi sarebbe Moro deve pensare all’esperienza del centrosinistra, “più che a un centro autonomo, che mi pare una nostalgia già inevitabilmente superata dei percorsi della storia”. Ad accogliere Madia è stato Matteo Renzi.

“La scommessa – ha spiegato il presidente di Iv – non è costruire un centro alternativo ai due poli, ma far sì che le idee riformiste abbiano cittadinanza (e peso) dentro le coalizioni”. Nel totonomi dei leader della formazione centrista che ancora non c’è, ha fatto capolino anche l’ex capo della polizia Franco Gabrielli. Che però ci ha scherzato su: “Se non hanno di meglio è il segno di una sorta di disperazione”. Ad ascoltare Schlein a Roma, esponenti di maggioranza Pd come i capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia. E diversi riformisti, come i parlamentari Filippo Sensi e Simona Malpezzi. E lo stesso Delrio, che ha parlato a lungo col deputato Paolo Ciani, segretario di Demos. A proposito di scenari centristi: insieme stanno organizzando un appuntamento con Prodi. “Noi lavoriamo, come riformisti, dentro il Pd”, ha però chiarito Delrio. Della pattuglia riformista fa parte anche la senatrice Sandra Zampa, vicina a Prodi. “Se sono in uscita dal Pd? No, ma penso che il Pd debba rafforzarsi nel pluralismo e non radicalizzarsi”. La corsa è a rassicurare. “L’uscita di Madia è, dal suo punto di vista, comprensibile ma sbagliata – ha detto il senatore Walter Verini – Ma chi, nel Pd, ha esultato, auspicando altri allontanamenti, ha una visione della politica molto triste”. D’altronde, si avvicina l’ora delle liste per le politiche, e il clima nei partiti si fa da lunghi coltelli.

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Fonte:

www.ansa.it

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