HomePoliticaMaggioranza divisa sulla legittima difesa, distinguo anche nella Lega

Maggioranza divisa sulla legittima difesa, distinguo anche nella Lega

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Tutti in campo sulla sicurezza, ma divisi sulle modalità. A scuotere il centrodestra è soprattutto la legittima difesa, richiamata in causa dopo la condanna del gioielliere Mario Roggero ed evocata – sotto forma di scudo penale – per gli agenti che hanno fermato il marocchino Abderrahim Fakir, morto ammanettato a Bologna. La proposta della Lega di superare il principio di proporzionalità per cui “qualsiasi reazione” di chi subisce un’aggressione a mano armata non è più punibile, non convince gli alleati.

E se Forza Italia si oppone, perché il disegno di legge del leghista Claudio Borghi “sconvolge i cardini del diritto penale”, i meloniani restano tiepidi. Con il capogruppo Galeazzo Bignami più esplicito, quando fa notare che “i presidi previsti dalla nostra Costituzione impedirebbero alla legge di essere promulgata”.

Ma anche nel Carroccio crescono i dubbi. Il primo indizio è il silenzio dei parlamentari leghisti nelle ultime 48 ore, da quando la proposta Borghi è stata annunciata e depositata al Senato. Qualche voce però trapela e prende le distanze. “Su questa proposta non esprimo alcun giudizio”, glissa la deputata Simonetta Matone. E l’ex magistrata taglia corto: “L’unica cosa che posso dire è che non è una mia proposta”. In silenzio Giulia Bongiorno, leghista doc e presidente della commissione Giustizia del Senato, la stessa che potrebbe avviare l’iter del disegno di legge.

A difendere la novità “con orgoglio” resta Matteo Salvini, convinto che il tema della legittima difesa “va aggiornato al 2026, tenendo anche in considerazione lo stato mentale di chi viene aggredito, di chi viene minacciato a mano armata”.

E sulla scia Fonti leghiste che chiedono di far pagare i danni a chi organizza le manifestazioni. La Lega è infatti pronta a rilanciare la sua proposta di cauzione per chi organizza cortei e manifestazioni di piazza: chi rompe, paga. Quanto accaduto a Bologna dimostra come questa misura sia necessaria. Con la speranza che non ci siano i veti che, nel recente passato, ne hanno impedito l’approvazione. Per il vicepremier, “non si può chiedere o pretendere totale, assoluta lucidità”.

Fratelli d’Italia evita lo scontro diretto ma sposta l’attenzione sui risarcimenti civili per chi commette reati gravi, affinché non siano più dovuti dalle vittime. Così nella corsa a intestarsi il tema, rispolvera la proposta di legge lanciata un anno fa. Il disegno di legge del senatore Speranzon, riproposto in una conferenza stampa con i capigruppo, risale al giugno 2025 ed esclude risarcimenti o indennità per chi delinque.

Stesso obiettivo del disegno di legge che la Lega ha depositato a inizio luglio: a spendersi per primo, il capogruppo Massimiliano Romeo, seguendo la tesi che “chi viola la legge e si espone ai rischi di un’attività criminale non può imputare agli altri, e meno che mai alle vittime dei propri reati, le conseguenze economiche delle proprie azioni”.

All’elenco va aggiunto il disegno di legge sulla sicurezza varato dal governo qualche settimana fa. Proprio per accelerare lo stop dei risarcimenti – finora affidato a tre ddl con tempi normalmente lunghi – la maggioranza l’ha inserito in un emendamento al decreto giustizia e immigrazione, in discussione al Senato. Peccato però che il decreto proceda a rilento, soffocato da oltre 500 emendamenti e dall’ostruzionismo delle opposizioni.

Di conseguenza è in forse pure la norma sulle intercettazioni (per ripristinare reati per i quali le intercettazioni di un’indagine possano diventare fonte di prova per un’altra): divide apertamente FdI e FI e per ora regna lo stallo. Ultima aggiunta, allo stesso decreto, è un emendamento dei relatori, per allungare di tre mesi il fermo dei migranti in caso di fuga. Al di là delle modifiche, ora il rischio – e la maggioranza non lo nasconde – è che non ci sia il tempo per votare tutti gli emendamenti in commissione e si arrivi in aula senza il mandato al relatore, per cui toccherà riproporli lì.

Salvini: ‘Roggero fuori dal carcere, esistono pene alternative’

“Mario Roggero purtroppo è in carcere e spero che ne esca il prima possibile. La pena è stata comminata in via definitiva però la pena si può scontare non solo in carcere ma anche con modi alternativi: penso ai domiciliari, penso ai lavori socialmente utili, penso ai servizi a favore della comunità e quindi conto che Mario rimanga il meno possibile in un carcere italiano”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini a margine di una cerimonia militare a Roma.

“Una proposta della Lega sulla difesa sempre legittima? Ne parleremo”, ha aggiunto. “Ma ci stiamo lavorando da mesi, non da ore, evidentemente non siamo in grado di inseguire la cronaca. Il tema della legittima difesa e della nuova norma, di cui sono orgoglioso, che ha evitato processi, carcere e sofferenza a tanti cittadini che si sono difesi, però va aggiornato al 2026, tenendo anche in considerazione lo stato mentale di chi viene aggredito, di chi viene minacciato a mano armata”. “In quei momenti evidentemente non si può chiedere o pretendere totale, assoluta lucidità e quindi una comprensione nei confronti di chi viene aggredito a casa sua, nel suo negozio, nella sua azienda a mano armata, dal punto di vista della norma andrebbe fatta”.

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