La storia di Mwanasha Mbwana, che oggi guida una squadra di restauratori di coralli che, immergendosi nelle acque dell’Oceano Indiano, sta riportando in vita le barriere coralline del Kenya e ispirando un’intera comunità

@NRT Kenya
C’è chi il mare lo guarda dalla riva. E chi, invece, ci si immerge ogni giorno per provare a salvarlo. È quello che fa Mwanasha Mbwana, conservazionista keniota conosciuta da tutti come Mama Matumbawe o Mama Corals, la “Madre dei Coralli”.
Un dolce appellativo che racconta meglio di qualsiasi altra cosa il legame profondo che unisce questa donna alle barriere coralline, tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del pianeta e, allo stesso tempo, tra i più fragili.
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Proprio lei, ogni giorno, con il suo team di donne, le “mamas”, si tuffa nelle acque dell’Oceano Indiano per ricostruire ciò che il cambiamento climatico, l’inquinamento e la pesca eccessiva hanno lentamente distrutto.
Da insegnante a “Madre dei Coralli”
Mwanasha è cresciuta a Shanga Rubu, una piccola isola lungo la costa del Kenya, nell’arcipelago di Lamu. Da bambina il mare era il suo mondo. Le barriere coralline, con i loro colori vivaci e la straordinaria varietà di pesci, erano un universo vivo, pulsante, capace di suscitare meraviglia ogni volta che si immergeva nelle loro acque.
Con il passare degli anni, però, quello scenario ha iniziato a cambiare: i coralli hanno perso colore, molte specie marine sono diminuite e intere porzioni di barriera hanno iniziato a morire. Il riscaldamento degli oceani, gli episodi sempre più frequenti di sbiancamento dei coralli, l’inquinamento e lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine hanno trasformato profondamente un ecosistema da cui dipende la sopravvivenza di milioni di persone. Per Mwanasha assistere a quel declino non era un’opzione.
Oggi quarantenne e madre di sei figli, Mwanasha insegna nella scuola dell’infanzia, ma dedica gran parte della sua vita anche alla conservazione marina.
Grazie al sostegno del Northern Rangelands Trust (NRT) e di partner come The Nature Conservancy, Kenya Wildlife Service, Kenya Fisheries Service, Fauna & Flora e il governo della contea di Lamu, ha acquisito competenze specialistiche nel restauro delle barriere coralline.
Da allora è diventata il volto del progetto di restauro artificiale dei coralli nella Pate Marine Community Conservancy, dove coordina una squadra composta da 40 restauratori di coralli.

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Come si ricostruisce una barriera corallina
Il loro lavoro è tanto delicato quanto affascinante. Dopo aver monitorato lo stato dei fondali, i sub installano strutture artificiali sulle quali vengono fissati piccoli frammenti di corallo ancora vivi. Col tempo, questi frammenti crescono, colonizzano le strutture e danno origine a nuove porzioni di barriera corallina, creando nuovamente habitat indispensabili per pesci, crostacei e moltissime altre specie marine.
Accanto alle immersioni, Mwanasha organizza incontri con pescatori, famiglie e scuole per spiegare quanto siano preziosi i coralli e perché proteggerli significhi difendere anche il futuro delle comunità costiere.
Non avrei mai immaginato di dedicarmi al restauro dei coralli. Ma vedere crescere un corallo che ho contribuito a costruire mi dà la motivazione per fare sempre di più, racconta.
Quando si parla di barriere coralline si pensa spesso soltanto ai pesci tropicali o ai fondali spettacolari, ma in realtà questi ecosistemi svolgono un ruolo fondamentale anche per l’uomo. Ospitano circa un quarto delle specie marine conosciute, proteggono le coste dall’erosione e dalla forza delle onde, sostengono la pesca artigianale e garantiscono reddito e sicurezza alimentare a milioni di persone in tutto il mondo.
Per le comunità di Lamu, la loro sopravvivenza è strettamente legata alla salute del mare.
Il nostro lavoro produce effetti che vanno ben oltre il recupero dei coralli – spiega Mwanasha. Favorisce il ripopolamento delle specie marine, protegge le coste dall’erosione e crea mezzi di sostentamento più sicuri per i pescatori.
La sua storia sta cambiando anche il ruolo delle donne nella conservazione marina. In un contesto in cui pesca e gestione del mare sono da sempre considerate attività maschili, Mwanasha è diventata un punto di riferimento per molte ragazze e bambine che oggi guardano al mare non solo come fonte di sostentamento, ma anche come patrimonio da custodire.
Nonostante le difficoltà, gli episodi di sbiancamento dei coralli e le sfide imposte dal cambiamento climatico, continua a immergersi ogni giorno con la stessa determinazione, perché sa che salvare una barriera corallina significa molto più che restaurare un fondale.
Significa restituire vita al mare, proteggere la biodiversità, rafforzare la resilienza delle comunità costiere e lasciare alle generazioni future un oceano ancora capace di meravigliare. E, immersione dopo immersione, Mwanasha continua a danzare con l’oceano, dimostrando che anche un singolo gesto può contribuire a cambiare il destino di un intero ecosistema.
Fonte: NRT
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