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Nba Europe, il piano Usa per entrare nel business europeo

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La Nba Europe è, prima di tutto, un progetto economico. Più che un’espansione sportiva, rappresenta il tentativo di esportare in Europa un modello industriale fondato su capitali, licenze e controllo del mercato. L’orizzonte indicato è il 2027, ma la lega è ancora in costruzione: le offerte raccolte sono non vincolanti e la selezione dei partner è appena iniziata.

Intorno si è già mossa una macchina finanziaria di grandi dimensioni. Sono arrivate oltre 120 manifestazioni di interesse da parte di investitori internazionali, tra fondi, proprietà sportive e cordate. Le cifre raccontano la portata dell’operazione: si parte da circa 500 milioni di dollari per entrare nella competizione, con diverse proposte che superano il miliardo.

Il piano Usa per entrare nel business del basket europeo

Il modello allo studio ricalca quello delle leghe americane. La nuova competizione dovrebbe prevedere 16 squadre, di cui 12 con posto fisso e 4 ammesse tramite criteri sportivi. Il punto chiave è l’accesso: non libero, ma regolato da una quota di ingresso, una vera e propria licenza che garantisce stabilità agli investitori.

In questo schema, la Nba punta a mantenere la maggioranza azionaria e il controllo della governance. Un’impostazione che sposta l’equilibrio dal risultato sportivo alla capacità finanziaria, trasformando la competizione in una piattaforma a valore economico elevato.

Il nodo Eurolega e gli equilibri del mercato

Uno dei passaggi decisivi riguarda il rapporto con l’Eurolega, l’associazione che rappresenta il basket nel Vecchio Continente. Sul tavolo c’è l’ipotesi di una collaborazione che porterebbe a una competizione unica da 24 squadre, evitando una frammentazione del mercato europeo.

Le prossime settimane saranno dedicate proprio a questo: negoziazioni complesse e selezione delle offerte città per città. Solo dopo questa fase il progetto potrà assumere una forma definitiva.

Milano e Roma, il laboratorio italiano

In Italia, il progetto prende corpo soprattutto attorno alle città di Milano e Roma, dove si confrontano grandi capitali internazionali.

Nel capoluogo lombardo è in corso un vero derby finanziario. Da una parte Oaktree, già proprietario dell’Inter, orientato a partnership con realtà esistenti. Dall’altra RedBird, che controlla il Milan, interessato anche a sviluppi con Varese. L’Olimpia Milano, pur senza un’offerta diretta e forte di una licenza Eurolega fino al 2036, resta un attore centrale nello scenario.

A Roma, invece, il progetto parte quasi da zero. Due cordate sono pronte a portare una squadra nella Capitale, anche attraverso il trasferimento di titoli sportivi già esistenti. Un segnale di come la geografia del basket possa essere ridisegnata in funzione degli investimenti.

È in questa fase che si gioca la partita più importante: non sul campo, ma nella capacità di attrarre capitali, costruire alleanze e definire un modello sostenibile. La Nba Europe è oggi un cantiere aperto in cui la finanza guida le scelte, mentre resta ancora da capire quale spazio avranno, in questo equilibrio, club e tifosi.

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Fonte:

www.businesspeople.it

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