Sulle colline a sud-est di Firenze, tra Chianti e Valdarno, Torre a Cona è un luogo dove la stratificazione storica non si traduce in retorica, ma in struttura. Il paesaggio è lo stesso da secoli, attraversato da venti che risalgono la valle e segnato da una vocazione agricola che non ha mai cambiato direzione.
Tutto parte da una torre medievale, nucleo originario della proprietà, attestata già nei documenti dell’XI secolo. Da presidio difensivo e fiscale diventa nel tempo il centro di una trasformazione ambiziosa. La famiglia che la possiede, legata alle cave di pietra serena, immagina una residenza capace di competere con le grandi casate fiorentine. Nasce così una villa settecentesca imponente, costruita attorno alla torre, ma segnata da un’incompiutezza che ancora oggi ne definisce il carattere.
La dimensione culturale non resta marginale. Nel Seicento i Rinuccini, tra i fondatori dell’opera italiana, realizzano un teatrino privato. La campagna diventa spazio di rappresentazione, non solo di produzione. La cappella della tenuta coincide con quella che era la chiesa del paese, segno di un legame diretto tra proprietà e comunità.
Il parco conserva un impianto storico preciso, con statue e geometrie che raccontano un’idea di paesaggio costruito. Tra queste emerge la figura di Giuseppe Cantini, cuoco della famiglia che si dedicò anche alla scultura e all’architettura, lasciando tracce concrete nel disegno del giardino. I giardini formali previsti non vengono mai completati, ma la collina mantiene una sua armonia spontanea, mai addomesticata fino in fondo.
Nel 1935 la proprietà passa alla famiglia Rossi di Montelera, legata alla storia di Martini & Rossi, che avvia un nuovo ciclo senza interrompere quello precedente. È un passaggio chiave perché introduce una visione moderna mantenendo intatto il sistema agricolo. I poderi descritti nei cabrei seicenteschi sono ancora riconoscibili e coincidono con i vigneti attuali. Qui i nomi non cambiano e non cambiano i confini. Cambia il modo di lavorare.
La tenuta oggi si estende per circa 200 ettari, con vigne tra i 300 e i 400 metri di altitudine, immerse in un mosaico di oliveti, boschi e campi. I vigneti sono gli stessi di sempre, documentati già nei cabrei del Seicento, e rappresentano una continuità agricola rara. Il Sangiovese domina, affiancato da Colorino, Merlot, Trebbiano e Malvasia, varietà che interpretano un microclima preciso, fatto di suoli argillosi, galestro e altitudini differenziate.
La produzione di vino è recente rispetto alla storia del luogo. È dal 2000 che Torre a Cona sviluppa un progetto enologico strutturato, con l’obiettivo di tradurre questa continuità in qualità contemporanea. Non si tratta di reinventare il paesaggio, ma di leggerlo con strumenti nuovi.
Dentro la vinsantaia si coglie il senso più concreto di questa relazione con il tempo. Le uve appassiscono sui graticci come un tempo, protette da un dettaglio che è insieme botanico e linguistico. Il pungitopo deve il suo nome proprio alla funzione che svolgeva qui: veniva posto sui tetti per impedire ai roditori di raggiungere i grappoli. È un gesto minimo, ma contiene un sapere agricolo fatto di osservazione e adattamento.
Anche la presenza storica dei mulini a vento racconta un territorio che ha sempre lavorato con le forze naturali. Il vento non è un elemento romantico, ma una risorsa. Oggi resta come impronta, come memoria attiva nel paesaggio.
Torre a Cona è un sistema coerente. La torre medievale, la villa incompiuta, il teatrino, i vigneti, la vinsantaia non sono episodi isolati. Sono parti di una stessa struttura che attraversa i secoli senza cambiare funzione. Il vino, arrivato per ultimo, non è un’aggiunta. È il modo più recente di continuare a leggere questo luogo.
Torre a Cona Via Torre a Cona, 49 – 50067Rignano sull’Arno, Florence, Italy
Fonte:
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