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Da Europa e Italia il motore della nuova corsa alla Luna

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Nasce dalla tecnologia europea e da quella italiana, il motore della nuova corsa alla Luna. E’ l’insieme dei sistemi, che vanno dalla propulsione al controllo della pressione, che fanno della capsula Orion l’ambiente in cui i quattro astronauti della missione Artemis II vivranno e lavoreranno per dieci giorni.

“Questa volta, il viaggio verso la Luna non è intrapreso da una sola nazione: la missione Artemis è un’impresa veramente internazionale e l’Europa ne è orgogliosamente al centro”, dice il presidente dell’Agenzia Spaziale Europea Josef Aschbacher. “L’Esa non si è limitata a rendere possibile questa missione, ma la alimenta”, aggiunge riferendosi al Modulo di Servizio Europeo (Esm) della navetta Orion, fornisce la propulsione al veicolo e agli astronauti l’acqua e il controllo della temperatura.

La tecnologia della navetta ha le radici nei veicoli automatici Atv che dal 2008 al 2015 hanno assicurato i rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale e poi sulla navetta Artemis I, protagonista nel 2022 del primo volo senza equipaggio intorno alla Luna. A raccogliere quell’eredità nel costruire il modulo di servizio di Orion sono state 20 aziende di 13 Paesi membri dell’Esa, compresa l’Italia.

Anche per il nostro Paese, come per l’Esa, “Artemis II non è solamente una missione di test, ma il primo passo concreto di un programma che punta a costruire una presenza umana stabile anche sulla superficie della Luna, preparando allo stesso tempo le tecnologie necessarie per le future missioni verso Marte”, osserva il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente. Nell’ambito del programma Artemis, rileva, “l’Italia ha un ruolo di grande rilievo. Contribuiamo infatti allo sviluppo delle infrastrutture chiave delle missioni Artemis, dai moduli abitativi a quelli di servizio, alle comunicazioni Terra-Luna, fino al progetto Multipurpose Habitation Module, la futura casa che ospiterà. gli astronauti sul nostro satellite naturale”.

Guarda al futuro anche l’industria italiana impegnata nella nuova corsa alla Luna: “sviluppare una presenza duratura sul suolo lunare è una sfida che rafforzerà lo sviluppo tecnologico, la sicurezza e la competitività industriale”, dice Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo. “Stiamo passando – prosegue – da una logica di esplorazione a quella di infrastruttura abilitante capace di generare dati e capacità critiche anche per la Terra”.

Le tecnologie del Modulo di Servizio Europeo (Esm) di Orion, il cui primo contraente è Airbus Defence and Space, arrivano da Leonardo, Thales Alenia Space e Telespazio, ma anche da altre realtà, come Irca-Zoppas. I quattro pannelli fotovoltaici lunghi sette metri arrivano dagli stabilimenti di Leonardo a Nerviano. Stati stati costruiti a Torino della Thales Alenia Space la struttura, il sistema di controllo termico e i sistemi che gestiscono la distribuzione di acqua, ossigeno e azoto. A seguire il viaggio degli astronauti a bordo di Orion intorno alla Luna contribuirà anche Telespazio (Leonardo -Thales) grazie alle antenne del Centro Spaziale del Fucino. Infine, l’azienda Irca – Zoppas Industries Heating Element Technologies di Vittorio Veneto (Treviso) ha fornito i dispositivi per il controllo termico della navetta.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA


Fonte:

www.ansa.it

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