In Ungheria i rifiuti difficili da riciclare entrano nel calcestruzzo leggero e finiscono sotto strade, fondazioni e strutture isolanti
©Makropa
Nel secchio entrano polistirolo, plastiche difficili da riciclare, cenere di forno, segatura, perfino mozziconi di sigaretta. Poi arriva la betoniera e quel materiale che di solito finisce in discarica cambia funzione. A Budapest l’azienda Makropa lavora da anni su questa strada e dal 2021 mette in commercio il suo calcestruzzo leggero: una miscela composta da un additivo legante proprietario, rifiuti triturati e ingredienti tradizionali del calcestruzzo, pensata per strade, case e strutture con funzione isolante.
Dentro il composto, questi frammenti prendono il posto che nei conglomerati tradizionali spetta a sassi e ghiaia. Makropa sostiene di poter inglobare fra 3.000 e 4.000 tonnellate di scarti per ogni chilometro di strada, una stima che dà la misura del progetto. Si tratta di materiali che in genere finiscono all’inceneritore o in discarica, cioè nella parte più problematica dell’intero ciclo industriale.
L’elenco è concreto e poco elegante, proprio per questo rende bene l’idea: schiume di polistirene, plastiche miste a base di esteri, plastiche rigide, ceneri di forno, segatura, mozziconi. Tutto viene triturato fino a diventare una frazione utile alla miscela. Károly Bus, fondatore dell’azienda e titolare del brevetto WLC, considera interrare o bruciare questi materiali la scelta peggiore. La logica del progetto parte da qui: prendere rifiuti che nessuno riesce a gestire bene e trasformarli in materia da costruzione.
Un materiale che punta a sostituire sabbia e ghiaia
Per il settore delle costruzioni, uno degli aspetti più interessanti riguarda il lato pratico. Questa tecnologia utilizza impianti e procedure di miscelazione già familiari all’industria del calcestruzzo e punta perfino a sostituire sabbia e ghiaia con rifiuti solidi triturati. In un comparto che consuma enormi quantità di materie prime naturali, è un passaggio che pesa.
Le strade “di plastica” esistono già in varie forme, spesso con materiali fusi dentro l’asfalto. Qui il meccanismo è diverso. La miscela mantiene la sua chimica da calcestruzzo e su questo Makropa costruisce la promessa più ambiziosa: maggiore durata, una vita utile più lunga e un impiego che va oltre la sola carreggiata. Il materiale, infatti, è già stato utilizzato anche per fondazioni edilizie.

©Makropa
Sul piano delle prestazioni, i dettagli diffusi finora delineano un profilo interessante. Il WLC avrebbe mostrato una buona resistenza anche agli impatti di proiettili e un potenziale di isolamento acustico superiore rispetto al calcestruzzo tradizionale. A quel punto smette di sembrare una semplice idea da economia circolare e comincia a presentarsi come un materiale che cerca spazio nel cantiere vero, dove contano resistenza, utilità e durata.
C’è poi un dato che conta. Il calcestruzzo leggero di Makropa è disponibile dal 2021, quindi non si parla di un progetto rimasto sulla carta. L’idea è già entrata in una fase applicativa e nasce da una pressione facile da capire: da una parte si accumulano rifiuti sporchi, misti e difficili da recuperare, dall’altra l’edilizia continua a chiedere materiale.
Fonte: solarimpulse
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