L’Italia spreca tempo nella lotta al dissesto idrogeologico, rileva un referto della Corte dei Conti approvato a fine luglio: nonostante l’aumento delle risorse i cantieri procedono a rilento e oltre la metà dei comuni resta esposta a rischio idraulico o da frana, un fenomeno noto e aggravato dalla crisi climatica.
Per la prima volta la magistratura contabile ha incrociato dati provenienti da quattro banche dati pubbliche — Ispra-Idrogeo, il Repertorio nazionale degli interventi (ReNDiS), la BDAP-MOP e la piattaforma ReGiS — per seguire il ciclo dei lavori contro il dissesto dall’analisi del rischio alla realizzazione delle opere. Il quadro emerge contraddittorio: gli stanziamenti sono cresciuti, anche grazie a programmi come ProteggItalia e al PNRR, ma la capacità di trasformare i finanziamenti in pagamenti effettivi e opere concluse è limitata.
I numeri presi in esame dalla Corte sono espliciti: su oltre 28mila interventi censiti in ReNDiS, l’analisi economico-finanziaria su 5.463 cantieri mostra che dei circa 3,17 miliardi di euro finanziati i pagamenti coprono poco più del 41 per cento delle risorse. Nel Pnrr, tra 1.350 progetti del valore di circa 1,9 miliardi, gli impegni raggiungono il 79 per cento ma i pagamenti si fermano al 44,4 per cento. La relazione individua cause strutturali: frammentazione delle competenze fra livelli di governo, dati non unificati e lentezze amministrative; la gestione resta in gran parte reattiva anziché preventiva, con tempi medi di realizzazione che permangono intorno ai quattro-cinque anni per intervento. Il presidente della Sigea, Antonello Fiore, segnala come il quadro sia sostanzialmente invariato rispetto al referto del 2021.
Tra le risposte proposte dai geologi della Sigea ci sono misure da applicare senza nuovi stanziamenti: un Attestato di Pericolosità Naturale (APeN) obbligatorio nelle compravendite, programmi di educazione al rischio nelle scuole finanziati con l’1 per mille delle risorse per interventi strutturali, e strumenti di monitoraggio e programmazione trentennale con fondi dedicati per rilievi e opere. Intanto il governo ha firmato il 29 luglio un accordo quadro tra il Dipartimento Casa Italia e la società pubblica Sogesid per supportare tecnicamente gli interventi; alla firma erano presenti i ministri Giacomo Pichetto Fratin e Nello Musumeci. Resta da verificare se tali misure riusciranno a sbloccare i cantieri: lo diranno i prossimi monitoraggi e rapporti ufficiali.

