Dal 27 settembre l’Italia applicherà nuove regole che incidono sulle comunicazioni ambientali di prodotti e imprese. La misura nasce dall’azione europea per contrastare il greenwashing: la Commissione europea ha censito oltre 230 dichiarazioni ambientali problematiche, rilevando che più della metà risultava vaga e il 40% priva di prove a sostegno. Per mettere ordine Bruxelles ha approvato la direttiva 2024/825, che fissa obblighi più stringenti per informazioni, etichette e confronti tra prodotti.
La direttiva rafforza la tutela dei consumatori intervenendo su due pilastri normativi europei e introduce divieti precisi: sono illegittime le asserzioni ambientali generiche come “green” o “eco” se non supportate da evidenze, e non sono ammesse etichette di sostenibilità non ancorate a sistemi di certificazione riconosciuti. Inoltre, il testo impone la trasparenza su aspetti quali la durabilità, la riparabilità, la disponibilità di pezzi di ricambio e la durata degli aggiornamenti software; i confronti tra prodotti devono basarsi su criteri chiari e dati verificabili.
A livello nazionale la normativa è stata recepita con il D.Lgs. 30/2026, noto come decreto Empowering, già in vigore dal 24 marzo e operativo dal 27 settembre 2026. Il decreto modifica il Codice del Consumo, introducendo le fattispecie di greenwashing e socialwashing tra le pratiche commerciali scorrette e definendo l'”asserzione ambientale” per includere testi, simboli e grafiche che indicano benefici ambientali senza prove.
Le novità pratiche riguardano anche piattaforme e marketplace: i siti che mettono a confronto sostenibilità devono rendere trasparente la metodologia, l’ambito dei confronti e l’aggiornamento dei dati. Vengono previste nuove fattispecie nella “grey list” per claim su prestazioni ambientali future, ammesse solo se supportate da piani, obiettivi misurabili e verifica indipendente; nella “black list” rientrano affermazioni non dimostrate, etichette non certificate e l’uso di compensazioni per dichiarare neutralità climatica. Per le imprese l’obbligo di rendere chiare informazioni su riparazione, costi e vita utile dei prodotti rende più semplice il controllo amministrativo e le eventuali sanzioni.

