Raccolte 500.000 firme per il referendum che mira a cancellare i limiti imposti all’educazione affettiva nelle scuole italiane. I promotori segnalano che la soglia necessaria è stata raggiunta in poco più di un mese, tra sottoscrizioni online e cartacee; il passaggio successivo è il controllo di ammissibilità da parte della Corte costituzionale, che dovrà decidere se il quesito potrà andare a referendum popolare.
La proposta referendaria punta ad abrogare le norme introdotte con la cosiddetta legge Valditara, entrata in vigore lo scorso giugno, che ha limitato gli interventi didattici su sessualità e affettività in particolare per le fasce più giovani. Tra le disposizioni contestate figurano il divieto di trattare certi argomenti nelle scuole dell’infanzia e primarie, l’obbligo di acquisire un consenso scritto preventivo dalle famiglie con termini precisi di preavviso e l’obbligo per i docenti di escludere dall’aula gli studenti privi di autorizzazione. I promotori sostengono che l’abrogazione renderebbe nuovamente possibili interventi integrati nei percorsi formativi senza vincoli burocratici e pratiche di esclusione.
I dati sul bisogno educativo emergono anche da rilevazioni sul campo: il progetto Anlaids ha coinvolto 100 scuole in sette regioni e registra una domanda diffusa tra gli adolescenti. Circa il 40% degli studenti dichiara di voler approfondire temi legati a corpo e relazioni; nello specifico il 29,9% indica interesse per la gestione delle emozioni, il 17% per il consenso e il rispetto delle diversità e l’11,1% per le differenze tra sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale, per un totale prossimo al 47% se si sommano i vari aspetti. L’indagine segnala inoltre che gli adolescenti ricorrono prevalentemente ad amici (32,4%) e madri (25%) per informazioni, mentre solo una minoranza si rivolge a medici (6,4%) o psicologi (0,5%).
Il quadro normativo nazionale è oggi più restrittivo rispetto ad altri Paesi: l’estensione delle limitazioni alle scuole secondarie di primo grado ha collocato l’Italia in una posizione di rilievo tra gli Stati con regole stringenti. Secondo dati Unesco, a livello mondiale solo una quota limitata di Paesi ha legislazioni organiche sull’educazione sessuale e affettiva; in Europa, invece, quasi venti Stati hanno introdotto forme di educazione obbligatoria che includono relazioni, consenso e temi di genere. L’esito del vaglio della Corte costituzionale determinerà se la materia potrà tornare al centro del dibattito pubblico tramite referendum popolare.

