Decreto non ancora trasmesso al Quirinale, e la questione apre una fase di incertezza per gli istituti. Il sindaco Sala ha avvertito che, senza il provvedimento firmato e operativo, ci si potrebbe trovare «costretti a chiudere qualche scuola». La mancata formalizzazione del decreto impedisce l’applicazione immediata di misure attese da dirigenti e famiglie e mette in discussione piani organizzativi già predisposti per l’avvio dell’attività didattica.
La reazione delle rappresentanze è stata dura: i principali sindacati si sono detti critici rispetto ai tempi e alle modalità con cui la questione è stata gestita, sottolineando il problema di coordinamento tra livelli istituzionali. In alcune città si sono registrate proteste, tra cui quelle del collettivo Osa, mentre davanti ad alcuni istituti sono comparsi striscioni firmati da Flc Cgil, a testimonianza della tensione che coinvolge personale scolastico e associazioni di categoria.
La situazione procedurale riguarda ora l’invio e la registrazione al capo dello Stato: il decreto non essendo ancora pervenuto al Quirinale non può entrare in vigore. Questo ritardo ha effetti immediati sull’organizzazione delle attività, dalla gestione delle aule alle turnazioni del personale, e complica la pianificazione delle aperture e delle eventuali misure di sicurezza. Le scuole restano dunque in attesa di indicazioni chiare e ufficiali per poter programmare con certezze.
Nel breve termine la vicenda mantiene alta la tensione tra istituzioni, sindacati e movimenti della istruzione, con possibili ulteriori iniziative pubbliche e presidi davanti agli istituti. Per ora rimane centrale l’esito della trasmissione del decreto: fino a quel momento le misure non potranno essere consolidate e le decisioni concrete sulle aperture rimangono sospese, mentre famiglie e personale scolastico chiedono risposte rapide e trasparenti.

