Sentenza storica in Alta corte dell’Australia: il massimo organo giudiziario ha annullato l’autorizzazione all’espansione della miniera di Mount Pleasant, nella Hunter Valley, ritenendo che le autorità competenti non abbiano valutato adeguatamente le emissioni generate quando il carbone estratto viene venduto e bruciato all’estero. La decisione introduce un criterio più ampio per le valutazioni ambientali e riapre il dibattito sul ruolo delle esportazioni di combustibili fossili nella politica climatica della Australia.
La miniera di Mount Pleasant, gestita da MACH Energy, era destinataria di un progetto di raddoppio della produzione approvato nel 2022 dalla commissione di pianificazione del New South Wales, che prevedeva fino a circa 21 milioni di tonnellate di carbone all’anno e attività estrattiva fino al 2048. L’opposizione locale, guidata dalla coppia di insegnanti in pensione Wendy Wales e Tony Lonergan e dall’organizzazione comunitaria Dams Heg, aveva portato il caso in giudizio sostenendo l’impatto ambientale complessivo dell’ampliamento. Dopo una prima sentenza favorevole a MACH Energy, la Corte d’appello del New South Wales aveva invece dato ragione ai residenti.
I giudici hanno richiamato l’attenzione sulle cosiddette “emissioni di ambito 3”, ossia quelle associate all’uso finale del combustibile, e sulle modalità con cui tali effetti dovrebbero essere considerati nella procedura di autorizzazione di un progetto estrattivo. La sentenza dell’Alta Corte, pronunciata con tre voti contro due, ha stabilito che la commissione urbanistica statale avrebbe dovuto valutare anche queste emissioni, che in casi come quello di Mount Pleasant rappresentano la quota preponderante dell’impatto climatico complessivo. La pronuncia ha per effetto immediato il blocco dell’espansione autorizzata e apre la strada a possibili ricadute su altri progetti nella Hunter Valley e altrove.
La società proprietaria ha annunciato un nuovo ricorso e ha sollevato il tema della possibile perdita di posti di lavoro. Intanto, il pronunciamento è già al centro di contestazioni da parte del settore minerario; il Minerals Council of Australia ha espresso critiche alla decisione, mentre gruppi ambientalisti e il partito dei Verdi vedono nella sentenza un precedente che può rafforzare l’obbligo di tenere conto delle conseguenze climatiche lungo l’intera catena commerciale dei combustibili fossili. Le implicazioni giuridiche e politiche interessano in particolare la valutazione delle esportazioni e il modo in cui i progetti minerari vengono autorizzati nel contesto dei cambiamenti climatici.

