Negli ultimi vent’anni Reporters Sans Frontières ha registrato la morte di 169 giornalisti in Messico, denunciando un tasso di impunità che supera il 99%. Il rapporto dell’ong documenta il numero complessivo delle vittime e sottolinea come quasi nessun responsabile sia stato condannato, una circostanza che rende il paese uno dei più pericolosi al mondo per chi svolge attività giornalistica. Per approfondire il dossier, l’ong è consultabile sul sito ufficiale: Reporters Sans Frontières.
La rilevazione copre un arco di vent’anni e mette in evidenza la persistenza di omicidi non risolti a danno di professionisti dell’informazione. L’analisi di Rsf evidenzia come l’elevata impunità ostacoli la capacità di ricostruire responsabilità e impedisca di fatto la prevenzione di nuovi episodi di violenza contro la stampa. Il dato numerico richiama l’attenzione sulla durata e l’estensione del fenomeno, con conseguenze rilevanti per la libertà di informazione.
Le implicazioni segnalate dall’ong riguardano il funzionamento delle istituzioni e la tutela dei diritti fondamentali: un contesto in cui gli omicidi restano in gran parte irrisolti erode la fiducia nei meccanismi giudiziari e limita la possibilità per i cittadini di ricevere notizie complete e non intimidite. Organizzazioni internazionali per la libertà di stampa considerano l’impunità un elemento centrale nella valutazione del rischio per i professionisti dell’informazione.
Rsf chiede misure per contrastare l’impunità e rafforzare la protezione di chi svolge attività giornalistica, rivolgendosi alle autorità competenti affinché adottino interventi efficaci. La richiesta dell’ong sottolinea l’urgenza di riforme capaci di garantire indagini tempestive e responsabilità, con l’obiettivo di invertire una tendenza che, nel bilancio degli ultimi vent’anni, ha provocato la perdita di 169 vite nel mondo dell’informazione messicano.

