Proteste giovanili nate nelle scuole francesi a metà settembre hanno rapidamente travalicato i confini: il movimento è partito dal liceo Saint-Exupéry di Créteil e si è diffuso sui social, arrivando in Italia all’inizio di ottobre. Il 5 ottobre sono state occupate a Torino il liceo Regina Margherita e l’istituto Carlo Ignazio Giulio, seguiti da altre realtà come il Sella Aalto Lagrange e il Gobetti, con assemblee, blocchi e uno sciopero studentesco nazionale il 16 ottobre. Nel weekend successivo le manifestazioni hanno avuto momenti di escalation: a Milano sono stati fermati 271 soggetti, di cui 220 minorenni, con età segnalate anche molto basse e sessanta persone identificate come straniere.
Per comprendere le motivazioni che spingono i giovani a scendere in piazza è utile un punto di vista psicologico. Secondo lo psicoterapeuta Michele Mezzanotte, la mobilitazione esprime un disagio collettivo alimentato da condizioni sociali ed economiche, tra cui elevata disoccupazione giovanile e insufficienti investimenti nel sistema formativo. L’azione pubblica e condivisa consente, a suo avviso, di trasformare un dolore privato in un problema sociale riconosciuto, favorendo relazioni di supporto anziché il contenimento individuale. Sul tema, approfondimenti di psicologia sottolineano come il confronto e la partecipazione possano avere anche una funzione di elaborazione emotiva.
Quando la protesta supera i limiti della non violenza emergono questioni diverse: occorre distinguere tra la sofferenza che spinge alla mobilitazione e gli atti che mettono a rischio persone e beni. Mezzanotte richiama l’importanza di risposte che puntino alla responsabilizzazione piuttosto che a punizioni isolative, e sottolinea la complessità del ruolo delle forze dell’ordine, chiamate a gestire dinamiche emotive contagiose in contesti tesi. Per affrontare efficacemente queste situazioni, prosegue l’analisi, servono reti di professionisti in grado di lavorare su prevenzione, mediazione e recupero.
Sul piano istituzionale il quadro è mutato: il Consiglio dei ministri del 20 ottobre 2026 ha approvato un decreto che introduce il reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”, amplia strumenti di fermo e riforma alcune norme sui minorenni. Il testo prevede pene fino a 12 anni per chi organizza violenze e stabilisce limiti di imputabilità e misure amministrative per la responsabilità genitoriale; è prevista inoltre l’invio di 500 militari a Milano fino al 31 dicembre. Per il testo ufficiale si rimanda al comunicato del Governo, mentre il confronto su scuole e politiche educative resta centrale per comprendere le radici del fenomeno.

