HomeAmbienteIsraele senza maggioranza, i partiti arabi diventano l’ago della bilancia

Israele senza maggioranza, i partiti arabi diventano l’ago della bilancia

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Il voto israeliano consegna un quadro politico senza un vincitore netto e apre una fase complessa per la formazione del prossimo governo. A scrutinio ancora in corso, con circa due terzi delle schede conteggiate, nessuno dei blocchi in campo raggiunge la soglia dei 61 seggi necessaria per controllare la Knesset. Le elezioni in Israele, segnate da un’affluenza del 77,7 per cento, fotografano un Paese mobilitato ma ancora diviso sulla leadership e sulla direzione politica da prendere dopo anni di forte polarizzazione.

Il Likud di Benjamin Netanyahu risulta il partito più votato, ma il dato non basta al premier uscente per disporre automaticamente di una maggioranza parlamentare. Sommando i seggi attribuiti al Likud e alle altre forze dell’attuale coalizione di estrema destra, il blocco resta sotto la soglia richiesta. Netanyahu ha rivendicato l’obiettivo di costruire un governo nazionale di destra, ma i numeri provvisori indicano che il margine di manovra dipenderà dalle alleanze e dalle decisioni del presidente nella fase delle consultazioni.

Sul fronte opposto, la coalizione guidata dall’ex generale Gadi Eisenkot e dal suo partito Yashar si colloca intorno ai 48 seggi, anch’essa lontana dalla maggioranza. Eisenkot ha interpretato il risultato come un voto di sfiducia verso Netanyahu e negli ultimi anni si è imposto come uno dei principali critici della sua gestione, anche per le responsabilità politiche legate agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Il suo programma comprende anche il tema del servizio militare obbligatorio per gli ultraortodossi e una linea critica sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

La novità più rilevante arriva però dai partiti arabi, Ra’am e Lista Comune, che ottengono un risultato in grado di incidere sugli equilibri della prossima legislatura. Le due forze rappresentano orientamenti diversi, con Ra’am su posizioni più conservatrici e la Lista Comune più progressista, ma entrambe hanno beneficiato di una mobilitazione significativa dell’elettorato arabo israeliano. In una comunità spesso segnata da astensione e sfiducia verso le istituzioni, la campagna si è concentrata anche su criminalità, sicurezza nei quartieri arabi e condizioni di vita, temi che hanno contribuito ad aumentare la partecipazione.

Con un risultato attribuito fino a 18 seggi, i partiti arabi potrebbero diventare decisivi per un governo alternativo a Netanyahu, nonostante Eisenkot avesse escluso in campagna elettorale il ricorso al loro sostegno per una maggioranza. All’interno del suo campo, Yair Golan ha già aperto alla possibilità di un’intesa per impedire la nascita di un nuovo esecutivo guidato dal premier uscente. Dopo la conclusione dello scrutinio, spetterà al presidente Isaac Herzog avviare le consultazioni e affidare l’incarico a chi apparirà in grado di costruire una maggioranza stabile.

Matteo Ricci
Matteo Ricci
Matteo Ricci è un giornalista italiano specializzato negli affari mediterranei, nelle evoluzioni politiche europee e nelle trasformazioni sociali contemporanee.

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