Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
Negli ultimi decenni le verdure hanno perso il 25-50 per cento della loro densità nutrizionale.
Questo è avvenuto a causa di pratiche agricole intensive che hanno impoverito il suolo.
Secondo uno studio indiano, sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici si possono ripristinare i nutrienti delle verdure.
Le verdure sono componenti essenziali della dieta poiché sono fonte di vitamine, minerali, fibre, enzimi e antiossidanti fondamentali per la salute e il benessere dell’organismo. Negli ultimi decenni, però, le pratiche agricole intensive basate sull’utilizzo di fertilizzanti chimici a base di azoto hanno ridotto la fertilità e la biodiversità del suolo, diminuendo di conseguenza la qualità nutrizionale, nutraceutica e organolettica (il sapore) di molte verdure.
Secondo quanto riportato da uno studio condotto in India, pubblicato su Academia Nutrition and Dietetics, molte varietà commerciali di ortaggi ad alto rendimento hanno subito un calo del 25-50 per cento rispetto alla loro densità nutrizionale originale di minerali essenziali come sodio (-52 per centi) ferro (-50 per cento), rame (-49 per cento) e magnesio (-10 per cento) e si è registrato, contemporaneamente, un aumento significativo dei livelli di residui di pesticidi.
La qualità nutrizionale e il sapore delle verdure è migliore se il suolo è in salute
Partendo dalla consapevolezza della necessità di ripristinare le proprietà delle verdure per rispondere alla sicurezza alimentare globale e alla carenza di micronutrienti di cui soffrono due miliardi di persone nel mondo, i ricercatori hanno condotto esperimenti sul campo tra il 2019 e il 2024, testando sei diversi trattamenti su colture come patate, cavoli, cipolle e piselli, ravanello, fagiolini, fagioli dall’occhio. I trattamenti passavano dall’uso totale di fertilizzanti chimici alla combinazione con fonti organiche (letame, vermicompost) integrate con microrganismi presenti in natura promotori della crescita delle piante (Pgpm), fino all’impiego esclusivo di sostanze naturali.
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I risultati hanno mostrato che la sostituzione totale dei fertilizzanti chimici con fonti organiche in presenza di Pgmp migliora significativamente le proprietà fisico-chimiche del suolo e la disponibilità di nutrienti, incrementando così la qualità nutrizionale, nutraceutica e organolettica delle colture orticole, in altre parole le proprietà benefiche e il gusto. Tra i miglioramenti più significativi si registra un aumento dei livelli di calcio (23,84 per cento), fosforo (3,63 per cento), ferro (31,70 per cento), zinco (48,48 per cento), magnesio (15,06 per cento), azoto (7,76 per cento) e potassio (11,09 per cento) rispetto alla fertilizzazione chimica al 100 per cento, e un contenuto di antiossidanti più elevato.

Il trattamento con le fonti organiche ha avuto un effetto benefico nel ripristino delle popolazioni microbiche del suolo, nell’aumento del contenuto di carbonio organico e nel miglioramento della disponibilità di nutrienti minerali nella zona radicale. Una gestione attenta del suolo con pratiche agricole sostenibili è un tipo di agricoltura attenta all’ambiente, ma anche alla nutrizione, un contributo fondamentale alla sicurezza alimentare e alla salute globali.
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Fonte:
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