Al via in Europa una nuova generazione di acceleratori al plasma, molto compatti e in grado di raggiungere energie fino a 1.000 volte superiori rispetto ai metodi attuali, con ricadute importanti nella ricerca sui nuovi materiali e su aerospazio, medicina, beni culturali e industria. E’ quanto è emerso a Bruxelles, in occasione dell’EuPraxia Showcase Event 2026, l’evento dedicato al progetto Eupraxia, nell’ambito del quale si sta realizzando un’infrastruttura di ricerca distribuita in molti Paesi europei e che ha mobilitato circa 150 milioni di euro in finanziamenti. All’incontro hanno partecipato i principali rappresentanti delle istituzioni europee, dalla Commissione Europea a Forum europeo per le infrastrutture di ricerca (Esfri), della ricerca, dell’industria e degli organismi di finanziamento.
Il progetto, nel quale i Laboratori Nazionali di Frascati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare rivestono un ruolo di coordinamento, si basa sulla collaborazione fra 38 laboratori e centinaia di ricercatori. Con l’Infn, in Italia contribuiscono al progetto il ministero dell’Università e della Ricerca e la Regione Lazio.
E’ anche prevista l’istituzione del centro di eccellenza EuPraxia@Sparc_Lab per la ricerca, la divulgazione scientifica e il trasferimento tecnologico. Le stime indicano un impatto economico pari a circa il doppio della spesa sostenuta, con benefici per 21 settori industriali e importanti effetti occupazionali sul territorio.
“La visione di EuPraxia ha l’ambizione di riunire il miglior know how presente nei laboratori e nelle università europee per collaborare e favorire innovazione e competitività attorno a un’infrastruttura di ricerca dedicata a tecnologie di accelerazione innovative, attivando al contempo tutte le possibili sinergie”, ha detto Pierluigi Campana, coordinatore del progetto EuPraxia Preparatory Phase.
Nell’incontro è stata evidenziata la crescente domanda di tecnologie acceleratrici avanzate, già oggi alla base di un mercato globale stimato in quasi 10 miliardi di dollari.
“Il futuro della ricerca scientifica passa per le grandi infrastrutture di ricerca, come anche il futuro dell’innovazione tecnologica, dello sviluppo dei territori e in generale della società e dell’Europa sul panorama globale”, ha detto Roberto Cimino, funzionario dell’Ufficio per l’Internazionalizzazione della ricerca del direttorato generale per l’Internazionalizzazione del Ministero dell’Università e della Ricerca. “Le infrastrutture di ricerca sono infatti catalizzatori di processi di innovazione e, non meno rilevante, di relazioni di collaborazione: un ruolo scientifico, tecnologico e diplomatico che oggi più che mai è determinante promuovere. È con questa consapevolezza che il ministero dell’Università e della Ricerca sostiene istituzionalmente e finanziariamente, grazie anche ai fondi Pnrr, il progetto EuPraxia”.
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