Una ‘macchina del tempo computazionale’ nata dall’incontro dei modelli previsionali con l’Intelligenza Artificiale indica che l’energia eolica e quella solare potranno fornire rispettivamente il 25% e il 20% dell’elettricità globale entro il 2050. La previsione realizzata sotto la guida di Avi Jakhmola, dell’Università di Tecnologia Chalmers in Svezia, e pubblicata sulla rivista Nature Energy indica che siamo in linea con l’obiettivo di non superare i 2°C rispetto ai livelli preindustriali, ma non per raggiungere l’obiettivo di 1,5°C.
“I modelli esistenti sono molto efficaci nell’individuare cosa sia necessario fare per raggiungere gli obiettivi climatici, ma non sono in grado di dirci quali sviluppi siano più probabili”, ha detto Jessica Jewell, della Chalmers e una delle autrici dello studio. “È proprio questa era la lacuna che volevamo colmare”, ha aggiunto.
Il lavoro ha analizzato in dettaglio gli schemi di crescita dell’energia eolica e solare in oltre 200 Paesi e usato l’IA per identificare in modo finora mai fatto le reali dinamiche che vengono poi seguite, al di là degli annunci e delle volontà politiche. C’è infatti una grande differenza tra gli obiettivi che i singoli Paesi si prefiggono e poi la realtà: “la crescita spesso si manifesta a ondate, e ignorare questo aspetto può portare a una valutazione errata della velocità di espansione delle tecnologie”, ha detto Jakhmola. “Quando applichiamo il modello a dati reali – ha proseguito – esso può indicarci qual è il risultato più probabile per il futuro, tenendo conto di ciò che abbiamo osservato finora e di tutti gli scenari virtuali che ha analizzato”. Ne è emerso così che secondo il nuovo modello, definito dagli autori stessi una ‘macchina del tempo computazionale’ in quanto capace di prevedere il futuro con molta più precisione rispetto ai soliti modelli, entro il 2050 si prevede che l’energia eolica sulla terra ferma raggiunga circa il 26% dell’elettricità globale e quella solare circa il 21%. Dati che permetterebbero di raggiungere gli obiettivi fissati dall’Onu di restare entro i 2°C rispetto ai livelli preindustriali, ma non per raggiungere l’obiettivo più ambizioso posto sotto a 1,5°C.
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