Dodici documenti con referti medici, relazioni di psicologi e di istituti di carità: tutte certificazioni contenute in un allegato alla richiesta di grazia, che per gli inquirenti era stato fino a ieri la chiave per il provvedimento di clemenza a Nicole Minetti. Anche perché in quel dossier messo a punto dai legali dell’ex consigliera della Lombardia non viene fatto cenno dell’alert in Uruguay – arrivato solo pochi giorni fa – per il rintraccio della madre biologica o delle circostanze di morte del suo legale.
E da Montevideo rimbalza intanto la notizia che una settimana fa è stato rimosso il responsabile delle adozioni in Uruguay per “squilibri e decisioni errate prese durante i processi di adozione”, secondo quanto riporta El Observador.
L’ospedale di Padova e il San Raffaele di Milano, poi, ancora oggi sostengono di non avere nei propri database dei riferimenti a quel bimbo, su cui l’Italia avrebbe dato parere negativo per un intervento. Sono i punti oscuri della nuova indagine che punta a far luce sul caso Minetti. Un’inchiesta “delicatissima”, come spiegano fonti della stessa procura generale della Corte di Appello di Milano, che ora indaga sul caso “senza schemi”, anche grazie al supporto dell’Interpol.
Nella lettera di 13 pagine inviata al Quirinale per ottenere la clemenza, i legali di Minetti sottolineano i problemi di salute di quel figlio adottivo, conosciuto in un orfanotrofio in Uruguay, Paese dove lavora il suo attuale compagno, Giuseppe Cipriani. Nel 2020 i due hanno cominciato il percorso di adozione e l’anno successivo avrebbero provveduto per lui ad un intervento a Boston, dopo due pareri contrari all’operazione del San Raffaele di Milano e dell’ospedale di Padova.
Qui emerge la prima falla: le due strutture spiegano di non aver mai avuto in cura il bimbo. L’obiezione dei legali è che si sarebbe trattato soltanto di consulti medici (compresi quelli a Cleveland e a Boston). Questo potrebbe giustificare l’assenza di accessi del bimbo nei due ospedali italiani. Ma allora quale supporto documentale fanno riferimento le certificazioni nell’allegato?
Inoltre il bambino sarebbe figlio adottivo dal 2023, dopo un percorso di affidamento durato tre anni. Il quotidiano ‘Il Fatto’ invece sostiene che Minetti avrebbe intentato una causa di ‘separazione definitiva e perdita della patria potestà’, vinta nel 2023, per ottenere l’adozione.
In Italia il Tribunale per i minorenni di Venezia ha firmato nel 2024 un decreto per il riconoscimento dell’adozione nel nostro Paese, secondo cui “il minore si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con separazione definitiva dai genitori biologici, i quali sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale”.
La legale della madre biologica sarebbe poi morta nel 2024 insieme a suo marito, carbonizzati nella loro casa a Garzón per l’esplosione di una stufa. Anche questo aspetto sarà frutto di verifiche attraverso l’Interpol, così come l’avviso spiccato dalle autorità locali lo scorso 14 aprile, per il rintraccio della 29enne madre biologica.
Si arriva infine all’ultimo controllo medico del 16 aprile 2025, quando sarebbero emersi rischi di recidiva e complicazioni per il bambino: da qui l’istanza firmata dai legali di Minetti secondo cui l’espiazione della pena necessariamente sul territorio italiano potrebbe impedire alla madre l’assistenza al piccolo. Anche in questo caso gli inquirenti dovranno acquisire cartelle cliniche d’Oltreoceano. “Se incontreremo ostacoli faremo un passo successivo per una rogatoria”, spiega il Pg Gaetano Brusa.
E tra gli accertamenti ci sono anche quelli che riguardano il periodo in cui Minetti avrebbe soggiornato a Ibiza. Inoltre, qualora l’istanza di grazia si rivelasse fondata su elementi incongruenti e non veritieri, saranno trasmessi gli atti alla Procura per l’apertura di una indagine. Restano infine le ombre sull’attività svolta dall’ex igienista dentale con il compagno Cipriani, erede della dinastia dell’Harry’s Bar che compare negli Epstein files. I suoi locali – stando a quanto hanno scritto in molti – venivano considerati “terreno di caccia” dal produttore cinematografico Harvey Weinstein.
Secondo la prima verifica della Corte d’Appello, che ha poi portato al parere positivo e alla conseguente grazia, quanto sostenuto dai legali di Minetti trova “riscontro in una documentazione offerta in produzione e sono indicativi di una radicale presa di distanza dal passato deviante e di una seria è concreta volontà di riscatto sociale”. Il giornalista Thomas Mackinson, autore dell’inchiesta, però ribadisce: “Non aveva cambiato vita, faceva feste insieme al compagno con queste ragazze che andavano e venivano saltando i controlli dell’immigrazione”. E precisa: “Ci sono cose che non si possono scrivere”, come “le frequentazioni di questa villa”.
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