HomeEsteriDocente iraniana, 'gli Usa dovevano salvarci, ci stanno distruggendo'

Docente iraniana, 'gli Usa dovevano salvarci, ci stanno distruggendo'

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“Per me, la parte più dolorosa di
questa guerra non è solo il suono delle esplosioni, ma
l’orribile contraddizione nascosta dietro slogan apparentemente
liberatori. La persona che, solo pochi mesi fa, è apparsa con
promesse di ‘ripristinare grandezza all’Iran’ e si è presentata
come un sostenitore del popolo, ora parla di distruggere quella
stessa terra in una lingua che assomiglia molto all’umiliazione
e alla cancellazione. Quando Trump parla di ‘rimandare un paese
all’età della pietra’, dietro c’è il crollo della vita
quotidiana di persone che non hanno avuto alcun ruolo nelle
decisioni che hanno portato alla guerra”. A scriverlo da Teheran
è Hasti Diyè, docente iraniana che per anni ha vissuto
all’estero, per scappare dalla repressione in atto nel paese ma
poi è rientrata alla vigilia dell’attacco americano, per stare
vicino ai suoi cari. “La distruzione di ponti, vie vitali,
centri industriali e infrastrutture costruite attraverso anni di
sforzi – prosegue Hasti Diyè – mirano direttamente alla vita dei
comuni cittadini che devono percorrere queste strade ogni
giorno, lavorare, ottenere medicine e semplicemente
sopravvivere. Per me gli attacchi ai centri scientifici e
farmaceutici sono i più scioccanti di tutti. Quando un luogo che
dovrebbe essere dedicato alla produzione di vaccini, medicinali
e speranza per i pazienti viene sotto fuoco, non si può più
spiegare semplicemente nell’ambito di obiettivi militari”. “In
questi momenti – prosegue Hasti – pazienti, bambini, anziani e
tutti coloro che dipendono da questa catena di trattamento
diventano le prime vere vittime della guerra”. La distruzione
delle grandi industrie e dei pilastri economici del paese,
osserva la giovane iraniana, “è anche molto più della rovina
dell’acciaio e del cemento; significa ferire il futuro di una
nazione, togliendo la capacità di rialzarsi a persone che già
vivevano sotto immense pressioni ancor prima del guerra. La cosa
che più mi fa arrabbiare è che alcune persone, a distanza e
protette dalla propria sicurezza geografica, applaudono a tale
devastazione e lo chiamano eroismo, senza mai sentire la
sofferenza umana trasportata da ogni missile e da ogni edificio
crollato. Non posso accettare – conclude Hasti- alcuna
narrazione politica in cui la distruzione delle città,
l’interruzione delle forniture di medicinali, la paralisi delle
infrastrutture e il timore costante che si impone ai civili
siano giustificati in nome della libertà o della salvezza. La
guerra, qualunque nome le venga dato, quando ricade sulla gente
comune, moltiplica solo il dolore e lascia l’odio alle spalle
per generazioni”.
   

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Fonte:

www.ansa.it

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