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Il lato salato del vino dolce

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Il vino dolce è il secondo regalo più diffuso in Italia dopo le bollicine, eppure viene stappato molto più raramente. Il motivo? Troppo spesso lo si relega a fine pasto, quando invece la sua complessità strutturale lo rende ideale per accompagnare piatti savory.

Facciamo allora un piccolo giro d’Italia escludendo volutamente i più celebri: ce ne sono di interessanti anche uscendo dai “classici”! In Puglia, il Primitivo trova nel metodo del passito un’espressione inedita e affascinante. Il Krikò di Paololeo rappresenta una delle interpretazioni più riuscite. La struttura tannica del Primitivo, pur mitigata dalla concentrazione zuccherina, rimane percepibile e conferisce al vino la capacità di accompagnare piatti come l’agnello con lampascioni, bombette di carne, polpo in pignata, ma anche preparazioni come il fegato con cipolle caramellate o il capretto al finocchietto selvatico. Con questi abbinamenti provate anche il Passito di Sagrantino di Arnaldo Caprai o il Recioto della Valpolicella di Allegrini.

Il Friuli Venezia Giulia vanta una lunga e prestigiosa tradizione nella produzione di vini dolci, con il Verduzzo e il Picolit come protagonisti assoluti. Il Soandre di Bosco del Merlo si inserisce in questa tradizione plurisecolare. A differenza dei passiti di uve rosse, qui la struttura è più leggera ma la complessità aromatica è notevole, con un’acidità ben integrata. Gli abbinamenti gastronomici spaziano dalla cucina friulana tradizionale fino a preparazioni più delicate come formaggi semi-stagionati, terrine di foie gras con chutney di pere, e il celebre prosciutto di San Daniele. Sempre in Friuli cercate Ronchi di Ciall, il loro Picolit è oro vivo nel calice e ha una vocazione all’invecchiamento notevole. Nella zona di Fregona, in provincia di Treviso, nasce uno dei vini dolci più affascinanti e meno conosciuti del Veneto: il Torchiato di Fregona. Se Maculan con gli Acini Nobili è l’azienda che l’ha reso famoso, altri hanno imparato la lezione come la Cantina Produttori di Fregona con il vino “Piera Dolza”. È un vino di straordinaria concentrazione ma al contempo elegante, che si presta ad abbinamenti gastronomici di notevole complessità come l’anguilla alla brace, il raviolo di gorgonzola e aringa affumicata, il piccione in cipollato, il lombo di agnello con bietola rossa, i cannelloni ripieni di foie gras.

Sempre in Veneto provate a sbizzarrirvi con il Recioto di Soave Acinatum (Suavia), Mida (Cantina di Soave) o anche Roccolo Grassi, Coffele, Pieropan. Oppure andate a Gambellara dove il Recioto di Cavazza, di Dal Maso, di Menti, e di Angiolino Maule (VinNatur) hanno profili più delicati e floreali.

Infine, il Vin Santo rappresenta forse l’espressione più identitaria e stratificata della tradizione enologica toscana. Quello di Castello di Meleto incarna perfettamente i caratteri distintivi di questa tipologia millenaria. La sua capacità di gestire il grasso, l’amaro e il sapido lo rende un compagno ideale per la cucina toscana più autentica e sostanziosa, ma anche per piatti inaspettati come ostriche o scampi alla catalana.

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Fonte:

www.businesspeople.it

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