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Cortei e manifestazioni in tutta Italia, a Palermo e Bologna contestati i sindaci

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Giornata di cortei e manifestazioni in tutta Italia per le celebrazioni del 25 aprile. A Roma, corteo dell’Anpi da piazza di Porta San Paolo a parco Schuster con il segretario della Cgil Landini.

Attimi di tensione sono stati vissuti a Porta San Paolo quando, poco prima delle 11, un gruppo di circa dieci manifestanti ha raggiunto i pressi della Piramide Cestia con bandiere ucraine. Le forze dell’ordine, secondo quanto si apprende, sono intervenute per evitare che l’episodio potesse degenerare. In quegli attimi, infatti, alcuni manifestanti riconducibili alla componente di estrema sinistra hanno usato spray urticante anche in direzione di agenti in borghese. La situazione è poi tornata alla normalità con l’allontanamento dei manifestanti pro-Ucraina che sono monitorati dalle forze dell’ordine. 

Migliaia di persone in corteo a Palermo per celebrare la Liberazione del 25 aprile. La marcia è partita dalla via Libertà a conclusione della cerimonia istituzionale che si è svolta nel giardino Inglese, intitolato al presidente della Regione Piersanti Mattarella assassinato nel 1980, dove sono state deposte corone d’alloro e fiori nel cippo dedicato a Pompeo Colajanni, il comandante Barbato, e nella lapide dei caduti di Cefalonia dopo gli interventi del sindaco di Palermo Roberto Lagalla, contestato al grido ‘vergogna’ e ‘dimettiti’, e del presidente dell’Anpi di Palermo Ottavio Terranova.

In testa al corteo una gigantografia della carta costituzionale e a seguire lo striscione della Cgil. Tra i manifestanti tante famiglie con bambini, i rappresentanti dell’Anpi, collettivi, associazioni, movimenti. In mezzo un bandierone della Palestina di circa 20 metri. Dedicati alla liberazione di Gaza e dei territori palestinesi i tanti cori dei manifestanti diretti verso piazza Massimo per il comizio finale. Ampio lo spiegamento di agenti della Digos, poliziotti e carabinieri alla cerimonia istituzionale e al corteo pacifico.

Con una cerimonia nel cortile interno del Monumento nazionale della Risiera di San Sabba, unico lager nazista con forno crematorio sul territorio nazionale, Trieste ha celebrato l’81/o anniversario della Liberazione.

La capienza massima stabilita per il pubblico è di 2.200 persone. Quest’anno ricorrono anche i 50 anni dal processo per i crimini commessi nella Risiera che si celebrò nell’Aula della Corte di Assise del Palazzo di Giustizia di Trieste dal 16 febbraio al 29 aprile 1976.

Alle 12 è invece prevista la partenza di un corteo antifascista, promosso da Trieste Antifascista e da Global Sumud Italia Fvg, con ritrovo tra le vie Miani e Puschi, poco distante dalla Risiera. Gli organizzatori del corteo intendono “riportare al centro il significato attuale della Resistenza in un contesto segnato da guerra, crescente repressione e restringimento degli spazi di partecipazione”.

A Bologna, celebrazioni per il 25 aprile a piazza del Nettuno. “Abbiamo fatto tanto per la pace in Europa e nel nostro Paese, oggi festeggiamo la Liberazione dell’Italia”, ha detto il sindaco Matteo. “C’è chi chiede di archiviare l’antifascismo – ha aggiunto – ma oggi, in questa piazza, insieme a migliaia di cittadini, ribadiamo il contrario, proprio di fronte a questo sacrario che onoriamo”. Il sindaco ha sottolineato il valore unitario della ricorrenza: “Vogliamo che sia un 25 aprile di grande unità nazionale, anche se qualcuno non lo vuole”.
 Infine, il richiamo al capo dello Stato: “Seguiamo l’esempio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ci ha ricordato l’importanza della pace, dell’inno nazionale e del non chinare la testa di fronte alle oligarchie e ai nuovi nazionalismi”.

Lepore è stato contestato da un gruppo di attivisti pro Palestina, nel corso del suo intervento. Al grido di ‘Palestina Libera’ un gruppo di una cinquantina di persone è entrato in piazza con bandiere della Palestina, cartelli e kefiah. Gli attivisti hanno più volte cercato di sovrastare la voce del sindaco con slogan e richieste di prendere le distanze dal conflitto in Medio Oriente.

Contestato anche il governo di Israele con parole come: “Sono tutti assassini” e il presidente Benjamin Netanyahu, definito “un torturatore” dai manifestanti. Il sindaco è stato invece applaudito quando ha preso posizione contro il governo israeliano e le politiche del governo Meloni.

A Bari, cerimonia al Sacrario militare dei Caduti d’Oltremare. “La Resistenza non è finita nel 1945. Ha cambiato forma e chiede, ancora, responsabilità”, ha detto il sindaco Vito Leccese. “Bari – ha ricordato Leccese – fu non solo il porto logistico ma il laboratorio politico dove il dissenso si trasformò in progetto di Stato. È da questa consapevolezza, da questo primato morale e civile, che dobbiamo partire. Perché non è mai stato comodo il 25 aprile. Non lo è stato nel 1945, quando scegliere significava esporsi e rischiare di perdere tutto. Non lo è neanche oggi, in un tempo in cui la politica spesso preferisce le sfumature alle scelte e le mezze parole alla responsabilità. Invece dobbiamo dirlo con chiarezza e, soprattutto, a testa alta: questa è la Festa della Liberazione, non della Libertà”.

“C’è chi ancora oggi prova a raccontare la Resistenza come una storia divisiva. La Resistenza invece – ha detto il sindaco – appartiene a tutti gli antifascisti e, perciò stesso, alla storia di un intero Paese”. “Proprio oggi, – ha concluso – mentre discutiamo di equilibri istituzionali, di riforme, di assetti del potere, il 25 aprile torna a parlarci con una forza se possibile maggiore, ricordandoci che la lotta di Resistenza ha sconfitto un’idea di Stato che non accettava limiti e che non tollerava il dissenso. Siamo qui per questo. Per dire grazie a chi si è battuto e per dire che quella storia continua: ogni volta che scegliamo di non voltarci dall’altra parte”.

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Fonte:

www.ansa.it

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