(Di Laura Valentini)
IVAN COTRONEO, GRANDE (La Nave di Teseo, pag. 160, euro 17,10) Un figlio si occupa della madre malata di Alzheimer e nel farlo rivive e si riappropria di quei legami familiari fatti di affetto e di consuetudini, ma anche di segreti che hanno scandito il suo distacco dai genitori: nella lunga estate calda di Ernesto, protagonista del nuovo romanzo di Ivan Cotroneo ‘grande’ (La nave di Teseo), a fare da contrappunto al dolore e all’impegno dell’assistenza quotidiana ad una mamma che c’è ancora ma non è più lei ci sono i locali notturni e l’incontro con altri corpi alcuni desiderosi a loro volta di oblio. Perché ‘grande’? “Il titolo – spiega l’autore conversando con l’ANSA- si riferisce alla capacità per divenire grandi di guardare in faccia la realtà e poi di guardare in faccia la vita: lo fa il protagonista da una parte prendendo atto della malattia della madre, dall’altro con una esplorazione sessuale notturna che compie non soltanto cercando una via di uscita vitale, esperienze che lo facciano sentire vivo ma anche dimostrando di saper mantenere il controllo”. Esperienze che in entrambi i casi hanno al centro il corpo: “in effetti penso che sia un libro sul corpo; da una parte quello della madre alla fine della vita, perché l’Alzheimer influisce non solo sul cervello ma anche sul corpo della madre che lui ha amato e che con la malattia si trasforma; d’altra parte nelle sue notti c’è una ricerca di corpi di cui non vuole conoscere l’identità perché basta che lo aiutino a sentirsi vivo, un bisogno evidente dopo essersi occupato tutto il giorno della madre malata”. L’idea è di accostare queste due parti della giornata che fanno parte di una vita sola, una vita in una Napoli estiva che di giorno è deserta e che il protagonista vede solo di notte, quando si popola di personaggi, molti incontrati in locali notturni “dall’aspirazione trasgressiva un po’ berlinese” ma dove l’atmosfera si stempera nell’empatia e con l’umanità anche ironica della città. Quindi “in realtà paradossalmente, pure essendo molto esplicito, il racconto del corpo della madre e delle esperienze sessuali del protagonista ha una sua tenerezza: non volevo essere crudo volevo essere diretto” spiega l’autore. Classe 1968, Cotroneo è nato a Napoli “dove ho vissuto – racconta – fino ai 22 anni e dove vive la mia famiglia, poi mi sono trasferito a Roma perchè ho vinto un concorso per il Centro sperimentale di cinematografia: il romanzo ‘La kryptonite nella borsa’ era la storia mia da bambino e venti anni dopo quel libro ho sentito il bisogno di raccontare la città con occhi adulti. Ernesto gira per Napoli dove nessun posto è neutro per lui. Così è per me: tutti i posti si riallacciano al mio modo di vivere, è una città che non riesco mai a attraversare neutralmente” racconta. Scrittore, sceneggiatore, regista, ma anche commediografo e autore televisivo: “credo molto nel potere della scrittura in tutte le sue forme” spiega Cotroneo che reputa il teatro “una scoperta bellissima: in tre anni ho scritto quattro spettacoli” da ‘Amanti’ a ‘La denuncia’ (al terzo anno di repliche in tutta Italia e in questi giorni allo Spazio Diamante di Roma con Marta Pizzigallo e Elisabetta Mirra) e da ultimo ‘Scandalo’ con Anna Valle che tornerà la prossima stagione con un quarto in arrivo. Avverrà presto anche il ritorno in tv con due progetti seriali mentre per il cinema “sto scrivendo un film”. Modalità diverse ma con una costante: “parlare di temi che mi stanno a cuore, accendere una luce su personaggi che non ce l’avevano. ‘Tutti pazzi per amore’ su Raiuno che ha avuto un grande successo ha portato in prima serata nel 2008 un padre omossessuale, un ragazzo sieropositivo; La vita che volevi su Netflix aveva una protagonista transgender. A teatro in Scandalo ho detto quello che penso del doppio standard, tra uomini e donne circa la differenza d’età, in La denuncia parlo dei temi della manipolazione. Ogni spettacolo è un live ed è emozionante lavorare con gli attori” dice ancora Cotroneo che è anche regista dei suoi spettacoli prodotti da Diana Or.i.s. “Credo molto nel potere della scrittura, nella fiction in tutte le sue forme, dove è grande il meccanismo dell’immedesimazione; certo nella narrativa ti confronti con te stesso e a volte – confessa l’autore – arrivi a perdere il controllo e a mettere nel romanzo parti di te stesso anche al di la delle intenzioni” . .
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