HomeCulturaLa Biennale, 'sul Padiglione russo abbiamo rispettato tutte le norme"

La Biennale, 'sul Padiglione russo abbiamo rispettato tutte le norme"

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Pieno rispetto delle norme, nessuna violazione né aggiramento delle sanzioni europee imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina: la Biennale di Venezia ribadisce in modo netto la sua posizione sulla riapertura del Padiglione russo per la 61/a Esposizione Internazionale d’Arte. Un caso finito nel mirino di Bruxelles e del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha preso le distanze, ha avviato un’istruttoria e infine ha annunciato che diserterà l’inaugurazione, prevista il 9 maggio.

“Abbiamo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle nostre competenze e responsabilità”, rivendica l’ente culturale guidato da Pietrangelo Buttafuoco. “Nessun divieto delle sanzioni europee è stato ‘aggirato'”, piuttosto “le sanzioni sono state rigorosamente applicate”. Una replica alla diffusione di documenti riservati e scambi di email tra la Fondazione veneziana e la commissaria del Padiglione di Mosca, Anastasia Karneeva, avvenuti tra il 2025 e il 2026, dai quali emergerebbe che già a gennaio 2026 la partecipazione della Federazione Russa veniva data per acquisita, con tanto di progetto del padiglione. Mentre già a novembre sarebbe stata sollevata la questione dei visti per gli artisti. “Ricostruzioni falsate”, protesta la Biennale, “emerse dal ‘visionamento’ di documenti interni inviati all’Autorità di Vigilanza” e “contenenti oltretutto riferimenti a terzi, evidentemente diffusi contro ogni deontologia, procedura e rispetto delle norme della privacy”. In ogni caso l’istituzione ribadisce di essersi “responsabilmente impegnata nell’osservanza e applicazione delle sanzioni in essere e informando preventivamente le autorità governative. Con la Federazione Russa si sono avute le necessarie interlocuzioni, in primo luogo dal presidente, come per ogni altro Paese, su tutte le procedure in essere, anche in materia di visti”. E ancora, come per tutti i Paesi che sono proprietari dei loro Padiglioni, “sono state valutate rigorosamente la fattibilità dei progetti e la conformità alle norme vigenti”, insiste la Biennale, mettendo nel mirino la “manina-manona” che ha divulgato documenti riservati, “scavalcando i confini della correttezza istituzionale e della decenza”.

Una posizione che è lecito immaginare Buttafuoco ribadirà anche nella risposta – attesa entro il 10 maggio – alla Ue, che ha minacciato di tagliare o sospendere i finanziamenti di due milioni di euro in tre anni, dal 2025 al 2028, in assenza di un passo indietro sulla presenza di Mosca. Intanto vanno avanti i lavori per realizzare ‘The tree is rooted in the sky’, ‘L’albero è radicato nel cielo’, titolo del progetto russo per la Biennale, e a Venezia sono attesi gli artisti russi, grazie ai visti concessi dopo i controlli di legge. La performance, che potrebbe coinvolgere una cinquantina di persone, verrà tuttavia realizzata in presenza soltanto dal 6 all’8 maggio, nei giorni dell’anteprima per la stampa internazionale. Poi gli artisti ripartiranno e, quando il 9 maggio sarà ufficialmente inaugurata l’Esposizione d’arte, il Padiglione russo verrà chiuso e resterà inaccessibile per tutta la durata della manifestazione, fino al 22 novembre: il pubblico potrà assistere dall’esterno all’esibizione registrata, proiettata attraverso grandi schermi. Una soluzione individuata per mettersi al riparo da possibili contestazioni, anche se Buttafuoco ha sempre tirato dritto, nella convizione che la Biennale sia come “l’Onu dell’arte, da cui non si può escludere nessuna nazione”.

Mentre Venezia si conferma crocevia delle tensioni politiche – con la Fenice che annuncia lo stop alle collaborazioni con Beatrice Venezi dopo mesi di polemiche – accanto al presidente della Biennale torna a schierarsi M5s: “Quella contro Buttafuoco, un galantuomo la cui unica colpa è quella di avere la schiena troppo dritta e di assolvere fino in fondo il proprio ruolo alla guida di una istituzione indipendente ed autonoma come la Biennale di Venezia, ha tutta l’area di essere una vera e propria macchinazione”, avverte il deputato Gaetano Amato, che un paio di giorni fa era stato ‘in missione’ a Venezia. “Siamo certi che Buttafuoco e tutta la macchina che sta dietro alla Biennale di Venezia saprà andare avanti a testa alta”, aggiunge. La pensa diversamente Filippo Sensi (Pd): “A leggere la fitta corrispondenza tra la Biennale e la curatrice del regime di Putin c’è da trasecolare: aiutini, stratagemmi pur di avere il Cremlino a Venezia. Quel padiglione aperto è una ferita. Neanche quelli di Orban dal consiglio europeo. Chiudere, presto, lo scempio”.

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Fonte:

www.ansa.it

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